Archivi tag: volontari

Ecco come ho vissuto Il Pianeta dei conigli. Riflessioni di una volontaria

Sabato 19 e Domenica 20 Maggio presso la Fattorietta, a Roma, si è tenuto un evento davvero entusiasmante organizzato dall’associazione Amiconiglio che si occupa del recupero e del mantenimento di conigli abbandonati e non solo.

L’evento, organizzato da diverso tempo, ha visto la partecipazione di tantissime associazioni e cliniche veterinarie.

Sono state organizzate diverse iniziative, è stato trattato il tema dei pericoli domestici per coniglio e porcellino d’india, del rapporto cane padrone, dei golgos -levrieri destinati ad una morte con pratiche fatte di torture se non effettuano un buon lavoro -, e c’è stata anche una simpaticissima gara di dolci vegani.

33028725_10156114645241251_2616010605139591168_n

E non solo, durante la seconda giornata si è parlato della cavia come animale domestico e della giusta gestione, di casi clinici particolari di conigli dove l’indagine veterinaria andando a fondo è riuscita a capire il problema e in alcuni casi a salvare la vita dell’animale o a salvare la successiva, si è trattato il tema degli allevamenti intensivi, della convivenza cane-coniglio, coniglio-coniglio E cavia – coniglio. Abbiamo avuto modo di conoscere volontarie di un canile di Caserta che oltre ovviamente ad occuparsi del recupero di cani E del miglioramento delle condizioni del canile soprattutto per i cani in degenza (perché non va sottovalutato l’aspetto psicologico della ripresa per il cane), si stanno impegnando in alcuni progetti come quello rieducativo per cani da combattimento che diventano cani da appartamento per persone con problemi. E per finire altri argomenti sono stati il ratto come animale domestico, il nuovo vaccino per il coniglio : la mev2 e c’è stata una simpatica sfilata di simpatia che ha visto come protagonisti i coniglietti.

zooplus.it

Napoli. Sveglia alle 4.30, ho il treno alle 6.30 e non posso permettermi di tardare. Preparo tutto. Sono distrutta dopo una settimana di lavoro e mille impegni. Mi vengono a prendere e mi accompagnano alla stazione. Il treno e già qui. Salgo, mi siedo e cerco di recuperare un Po di sonno arretrato. Il raduno sarà fantastico ma ci sarà tantissimo da fare. Arrivo dopo due ore finalmente a Roma Termini. Hanno cambiato tutto, ed ora dove si esce?! Faccio avanti e indietro con la valigia. Poi finalmente mi decido a domandare. Alla solita uscita c’è la mia amica Alessandra, anche lei volontaria, che mi aspetta con l’auto carica di fieno perché ha anche lei uno stand da allestire. Non si fa nemmeno colazione, dritti sul posto dopo una mezza crisi allergica da fieno. Montiamo gli stand, aiutiamo. Montiamo il nostro. Poi bisogna mettere i prezzi sui prodotti che mancano. Intorno a me tantissimi volontari sul posto da molto prima, che non montano solamente stand ma fanno di tutto e di più.

33023382_10156114645426251_7048256811245240320_n

A metà mattinata la testa ormai scoppiava. Finalmente si mangia e piano piano tutto ritorna nella norma. Ed ecco che comincia. Dopo la stanchezza , dopo i preparativi. Iniziano ad arrivare le persone , iniziano ad arrivare i conigli, gli amici, le iniziative. Ci si stanca ancora ma adesso è più piacevole. C’è un sole che spacca le pietre ad illuminare questa splendida giornata, ma se non ci fosse il sole sarebbe attorno a me: sono tutte queste persone che unite fanno la forza, che hanno un bene comune, che hanno un cuore enorme. La giornata va avanti con eventi vari e pare volgere al termine. Ci si prepara e andiamo via. Giusto il tempo di una pizza al volo, di una doccia e di una bella dormita. Domani si ricomincia.

Sveglia alle 7.00, preparativi vari e si scende a fare colazione al bar con la valigia per lasciare il b&b. Il ragazzo del bar mi guarda e mi chiede “di dove sei?” rispondo, mentre mangio quasi strafogando il cornetto, “di Napoli”. Lui continua “E che ci fai a Roma ?” “se te lo dico prometti di non farti una grossa risata? Sono una volontaria di Napoli per un associazione di conigli. Ogni anno prendo il treno e vengo”. “Ma scherzi?! La gente vede l’albero e non la foresta. Non importa di cosa si occupi la tua associazione, già che ne fai parte è una bellissima cosa perché vuol dire persone unite per un interesse comune ed il bene”. La mia giornata inizia cosi. Un Po indolenzita con la schiena, tanto stanca fisicamente, ma con un sorriso. Un sorriso così grande che non va via. La consapevolezza di poter avere la possibilità di incontrare belle persone, con una mente aperta, anche al bar. La giornata prosegue in maniera differente. Le iniziative sono molte di più e ci si stanca molto di meno, il grosso è stato fatto il giorno prima. È tutto così bello che il tempo sembra volare. E quando la serata volge al termine, ci tocca rimettere tutto nei pacchi, smontare ed andare via. Mi accompagnano alla stazione. Mi sento piena. Il cuore è pieno di gioia per quel che ho condiviso e per quel che ho fatto. E aspetto già impaziente il prossimo raduno.

32841522_10156112877326251_3164635309325418496_o

È sempre bello venire da Napoli a Roma per partecipare a questi eventi. Ma quest’ anno ho imparato molto più dei precedenti. Che l’unione faccia la forza si sa, ma spesso lo dimentichiamo e solo vivendo determinate situazioni lo si può capire. Spesso ci sentiamo soli e la vita non ci permette di circondarci delle persone giuste. Le delusioni sono dietro l’angolo , a volte celate da semplici incomprensioni altre volte invece è semplicemente la prova di chi hai di fronte. Ma in qualche parte del mondo c’è sempre una persona buona pronta ad ospitarti, ad accoglierti, a porgerti la mano. Ed insieme davvero si può essere la forza. Ed il barista, al quale avrei dovuto chiedere il nome, perché merita davvero, ha sottolineato la realtà di oggi. Troppa superficialità. Eppure basta andare solo leggermente oltre per vedere quanto bello  sia unirsi per un bene comune.

Il mio ringraziamento più grande va a tutti i volontari di AmiConiglio perché non solo sono una grande famiglia che mi ha offerto ospitalità, aiuto immediato e  disponibilità , ma anche e soprattutto per quello che fanno ogni giorno e soprattutto in queste occasioni. Collaborano E si massacrano per preparare ed organizzare e poi smontare e sistemare. Grazie infinitamente perché senza di voi il mondo dei conigli per me non sarebbe questo. Grazie perché mi regalate l’emozione più grande che possa esserci. Grazie per ciò che siete e fate ogni giorno.

Pubblicità

L’immoralità dell’abbandono e l’illogicità del ricatto

Abbandonare un animale è già, di per sé, una scelta immorale, dal momento che viola l’etica umana del prendersi cura e del tutelare un’altra vita.

Ma se all’abbandono uniamo anche il ricatto, ecco qui davvero si superano i limiti della decenza.

31506824_10156068739856251_1990869581106774016_n

Se non è ancora chiaro ciò che sto dicendo, provo a spiegarlo più semplicemente.

In genere inizia così: una telefonata (rara, perché ci vuole coraggio per reggere il confronto con l’altro, anche se c’è un cellulare a fare da protezione) o un messaggio nella nostra pagina facebook (molto più frequente perché i mass media ci hanno insegnato che la platealità porta a risultati migliori, che contengono sempre le solite scuse.

La più gettonata è: “Sono diventato improvvisamente allergico al pelo degli animali (non importa se sia un cane, un gatto, un coniglio tanto, ormai, le allergie dilagano e sembrano andare per la maggiore come alibi), quindi non posso più tenere il mio coniglio“.

Qui, se ancora la grettezza e la pochezza della frase-scusa in sé non bastassero, alcuni tentano per rincarare la dose la strada del pietismo, aggiungendo anche un freddo e poco credibile “A malincuore, ma devo proprio darlo via” e poi, come asso nella manica, ancora da giocare in una partita di poker, in cui il bluff è tutto, fanno scattare il ricatto: “Perciò o venite a prendervelo immediatamente o lo metto in strada!“. Fine della storia e da qui la palla passa a noi come associazione.

La seconda scusa, ben nota a tutti i volontari, è poi: “Domani devo partire e non posso portare con me il coniglio, perciò o lo prendete voi immediatamente (da evidenziare l’immediatamente che è tra il ridicolo e l’irritante) oppure lo devo lasciare in strada“.


zooplus.it

I più furbi tentano anche la via della manipolazione adulatoria, con un “So che siete l’associazione più seria che esista e che non lascereste mai in strada un povero coniglio“.

E qui avete perfettamente ragione: siamo seri e non lasceremmo mai in strada un coniglio, né nessun altro animale, ma vanno fatte alcune precisazioni essenziali.

Intanto l’abbandono è un reato! Quindi se chi chiama afferma di voler abbandonare il proprio animale e lo fa, ecco noi lo denunciamo e, avendo anche un corpo di guardie zoofile, davvero non possiamo soprassedere di fronte a tali affermazioni.

Inoltre, vorremmo far presente a tutti quelli che tentano il ricatto in questo modo, che non siamo un servizio di pronto intervento, né tanto meno un pronto soccorso. Non abbiamo a nostra disposizione Villa Borghese o Villa Pamphili come parco, per sistemare tutti i conigli, che ci chiedete di prendere, ma siamo noi che – come volontari -, apriamo le porte delle nostre abitazioni per rispondere alle viarie emergenze e, come credo sia facile immaginare, al momento siamo stra pieni.

Pertanto, soprattutto di fronte ai ricatti diciamo NO!

31564200_10156068739766251_1618180326641631232_n

E’ troppo facile e comodo prendere un animale, per poi pensare di scaricarlo a qualcun altro, quando diventa di troppo. Semplice così, fin troppo.

E tentare di far leva sui sensi di colpa dei volontari, è un gesto ancor più ignobile del precedente.

Da tempo abbiamo imparato, tra una lacrima ed una fitta al cuore, che non possiamo salvare tutti. E non possiamo farlo perché non abbiamo i mezzi economici per farlo, né gli spazi necessari per ospitare, né le forze, né il tempo materiale. Dedichiamo ogni attimo libero alla cura degli animali e lo facciamo nel migliore dei modi possibili con amore ed onestà.

Ecco perché siamo stanchi dei ricattatori dell’ultimo istante, quelli che pensano che la vita di un animale sia un oggetto, che si butta via quando non serve più.

A tutti voi vogliamo donare un consiglio: compratevi dei peluche (anche se questi potrebbero causare allergie proprio come i conigli e gli altri pet), scegliete dei passatempo più salutari (ad esempio correre all’aria aperta è dimostrato che ossigena il cervello, quindi magari unite l’utile al dilettevole), pagate uno psicologo piuttosto che raccontarvi di essere buoni prendendo degli animali.

Insomma fate qualsiasi cosa non arrechi danno ad altri esseri viventi e, soprattutto, tentate di cambiare, perché non solo il mondo non ha bisogno di gente come voi centrata solo su se stessa, ma noi volontari siamo stanchi di raccogliere i cocci delle vostre distruzioni. 

Il coniglio che vedete in foto è il nostro ultimo recupero: ecco quello a cui siamo costretti a rispondere quasi ogni giorno. Dire no è impossibile, ma non necessariamente così scontato!

“Lo faccio per il suo bene!”. Titolo di un abbandono. Storie di ordinaria frustrazione per i volontari

Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase? E quanta frustrazione genera in chi fa dell’aiuto agli animali la propria missione di vita? Solo poche riflessioni ad alta voce e la storia di Maria Grazia, che ci ha raccontato la sua testimonianza.

Generalmente inizia così. Il telefono squilla e dall’altra parte una voce concitata attacca con: “Salve, Amiconiglio?“. Scatta repentino il primo esitante “Si” del volontario, i cui sensi sono già all’erta. “Mi hanno parlato così bene di voi, so che siete i più seri e quindi ho deciso di chiamarvi“. A questo punto l’amigdala lancia il suo SOS, il livello di adrenalina si alza improvvisamente, mentre il cuore batte più velocemente in attesa che venga pronunciata la fatidica frase, che immancabilmente, infatti, non tarda ad arrivare: “Ho bisogno del vostro aiuto perché non posso più tenere il mio coniglietto (come se un diminutivo alleggerisse la situazione), ma davvero lo faccio solo per il suo bene“.

28166443_10155888720391251_5197001239543210543_n

Ecco qui sfido chiunque faccia volontariato con gli animali a non provare un senso di rabbia frammisto a frustrazione nel momento in cui si sente rimbombare nella testa questa frase senza senso:

Lo faccio per il suo bene“.

E, se mai non bastasse la gravità della situazione, dall’altro capo del telefono in genere hanno anche la sfrontatezza di elencare tutte le ottime motivazioni, a loro dire salienti, che li hanno spinti a questa scelta così caritatevole verso il proprio animale.

  1. Lo vedo soffrire perché non ha spazio a sufficienza. Ora qui stiamo parlando di conigli e non di bovini; per quanto un cucciolo possa crescere e, nella peggiore delle ipostei logistiche, diventare una taglia XL, ma di quanto spazio in più, rispetto a quello iniziale da cucciolo, può avere bisogno? Non è un vitello che da adulto diventa un toro e allora qualche problema di collocazione può crearlo. E’ un coniglio! Quindi significa o che è sempre stato in gabbia e adesso non c’entra più (no comment alla gabbia, se non apriamo un altro capitolo infinito) oppure che è solo e soltanto una scusa e oltretutto davvero poco credibile.
  2. Il coniglio è cresciuto troppo. Il negoziante mi ha detto che sarebbe rimasto esattamente come quando l’ho preso da cucciolo. Ora, per quanto la mente umana a volte possa essere ottusa, ma –  mi chiedo – come si possa pensare che un coniglio non cresca di un grammo se lo si prende da cucciolo? No dico basta davvero attivare due neuroni per seguire questo ragionamento, non serve un esperto in massimi sistemi, quindi è sempre e solo una scusa.
  3. Non ho più tempo per gestire il coniglio. E fino ad ora o, meglio, quando uno prende un animale non considera che la sua presenza in casa richiederà cure, attenzioni e, quindi, tempo? Ma poi visto che le cessioni (cessione = abbandono motivato dal fatto che gli voglio troppo bene e lo faccio solo per lui) avvengono anche dopo anni che si ha un animale, cosa può cambiare così repentinamente nella vita di un individuo per negargli tutto il tempo libero? E guarda caso poi proprio quel tempo libero dedicato alla cura del coniglio. Ancora una scusa e ancora poco plausibile.
  4. Mio figlio è cresciuto e non interessa più il coniglio. Io, tra l’altro lo avevo preso solo per lui. Questa penso sia una delle frasi, che quando tutti noi ascoltiamo, ci fa scattare un istinto omicida, immediatamente represso perché chi ama la vita, la rispetta in ogni sua manifestazione, anche quando si concretizza in questi esseri sub umani. Un animale non è un peluche, non si prende per intrattenere i bambini, perché per tale attività hanno inventato, ormai da secoli, specifici oggetti chiamati giocattoli. E anche la perdita di interesse verso un essere vivente non è un buon segnale per il genitore. Primo perché è preciso compito degli adulti educare e sviluppare le competenze emotive dei figli e, quando questo non avviene, ci saranno delle conseguenze. Secondo perché, nel corso del processo di crescita, un figlio perde inevitabilmente anche parte dell’interesse verso i genitori rispetto a quando era bambino e, se tanto mi dà tanto e se gli insegnamenti ricevuti sono stati basati sul principio per cui “mi stanco quindi elimino”, che fine faranno padre e madre? Accantonati entrambi nel dimenticatoio? Quindi qui abbiamo scusa e fallimento ruolo genitoriale.
  5. Ho sviluppato un’allergia improvvisa per il pelo del coniglio. Ecco questa è la regina di tutte le scuse e talmente versatile, che si adatta ad ogni stagione e ad ogni animale. Non ce l’hanno ancora raccontata per i pesci rossi, ma forse solo perché per quelli non fanno neanche la fatica di rivolgersi alle associazioni, trovano un laghetto e via. Esistono tantissime persone allergiche (io sono tra quelle e ancora sono viva!) che riescono a tenere a bada la propria allergia e a convivere con degli animali. Ma se anche fosse che l’allergia è così forte, possibile che uno la scopra solo dopo aver avuto un animale per un periodo lunghissimo in casa? Prima di allora questa persona non è stata mai a contatto con nessun coniglio, cane, gatto e così via al mondo? Strano, davvero stranissimo. Se poi aggiungiamo che il picco di queste allergie generalmente sale in estate, quando la valigia per le vacanze è pronta,o a gennaio, quando i regali sbagliati di Natale devono trovare collocazione, allora capite bene che anche questa sembra tanto una scusa.
  6. Ho preso un cane o un gatto e non va d’accordo con il coniglio, quindi ora per proteggerlo è meglio darlo via. Ottima politica direi: ossia vado per incastri. Ho inizialmente un coniglio, poi prendo il gatto, ma non vanno d’accordo, quindi via il coniglio e resta il gatto. Dopo di che decido di prendere anche il cane, ma il problema si ripropone e, dunque, questa volta via il gatto. Poi trovo un partner che non ama gli animali e, quindi, che fare? Via anche il cane…Ora qui non siamo Alla Fiera dell’Est di Branduardi, questa è la realtà, quindi direi che, se non si è portati a vivere con gli animali, è bene non prenderli, state fermi che fate solo danni!

E la lista potrebbe allungarsi ancora, ma non è questo che conta. Di scuse ne esistono infinite e sempre riciclabili.


zooplus.it

Il vero punto è che noi volontari siamo stanchi di raccogliere i cocci in frantumi delle scelte superficiali di persone altrettanto poco oculate nelle loro scelte. Prima di prendere un animale bisogna pensarci infinite volte, perché non è un giocattolo o un soprammobile…

Siamo stanchi di passare notti insonni per pensare dove collocare questa o quest’altra emergenza creata dalla follia umana. Siamo stanchi di correre come pazzi da un lato all’altro della città per recuperare conigli in pericolo, gettati nei parchi o nei giardini, lasciati in totale balia di un mondo esterno, che non conoscono. Siamo stanchi di recuperare animali maltrattati, impauriti, diffidenti, malati, vittime innocenti dell’incuria di persone, che non sanno neppure alla lontana cosa significhino amore ed empatia verso un altro essere vivente. Ma soprattutto siamo stanchi di questa vostra scusa assurda

Lo faccio per il suo bene“.

Basta! Non potete anche lavarvi la coscienza con questa frase di pessimo gusto. Non lo fate per gli animali. Abbandonate e pensate di trovare scuse plausibili, sostenute addirittura dal volersi prendere cura, mentre lo fate solo e soltanto perché siete delle persone irresponsabili ed egoiste, che non sanno accudire nessuno, tutte centrate su voi stesse e basta. Dunque la prossima volta scegliete almeno una scusa decente o, meglio ancora, tacete!

22539943_10155555006126251_146358999623267016_n

E proprio per condividere insieme questo nostro senso di impotenza, ma anche l’amore che ci lega agli animali e che ci tiene uniti in questa battaglia, ecco la testimonianza di Maria Grazia, volontaria Amiconiglio. Maria Grazia da tempo ha scelto la vita e il rispetto per ogni creatura vivente. Le sue parole sono parole vere di chi ha messo al primo posto l’amore, anche a costo della propria salute e di chi, dunque, l’amore lo riconosce, non ha bisogno di nasconderlo o di allontanarlo, ma anzi lo tutela e protegge:

Ogni giorno arrivano centinaia di segnalazioni da persone che hanno bisogno di trovare una sistemazione migliore per il proprio coniglio. Solamente una su dieci ha realmente bisogno di aiuto, solamente in rarissimi casi c’è a chi improvvisamente è stata diagnosticata un’allergia grave, o chi non può più prendersene cura per un reale ed improvviso problema economico, o per qualche malattia. Le restanti richieste sono di chi purtroppo ha ricevuto in regalo (magari per Natale o Pasqua) un coniglio, come fosse un oggetto, senza considerare le responsabilità, senza considerare cosa comporti economicamente e moralmente provvedere ad un altro essere. Oppure persone che si sono ormai stufate di quello che doveva essere un microscopico animale da gabbia. La mia famiglia pelosa è composta da Myia, la mia coniglietta, furia e leone, i porcellini d’india, e Bea, la cognolina. Dopo due anni dall’accoglienza di Myia, uno dall’arrivo dei porcellini d’india e qualche mese da quello del cane, ho iniziato a soffrire di crisi allergiche respiratorie. Poiché non accettavo il fatto che potessero essere loro, per più di un anno sono andata avanti con antistaminici e cortisone. Speravo che prima o poi passasse da solo. Le allergie vanno e vengono, mi dicevo. Andranno via, ho pensato. In realtà lo speravo. La notte non dormivo più. Mi sentivo stremata. Riuscivo a dormire mezzora a notte a stento. Non importava quanto facessi arieggiare la stanza. Dovevo ricorrere sempre a qualche ausilio per la respirazione. Ormai anche camminare in strada era diventato un tormento. A 25 anni, un passo mi stancava. Ho provato tutte le cure possibili ed immaginabili. Poi per una settimana ho lasciato i miei piccoli da mia madre per andare in vacanza e ho cominciato a stare di nuovo bene. Ho capito da sola, in attesa delle prove allergiche che il problema fossero loro. Sono andata da mia madre, che non ama particolarmente gli animali, e l’ho supplicata di tenermeli finché non avrei trovato una soluzione migliore. Ora sono ancora da lei. Ogni giorno mi divido tra casa mia (dove mi aspetta Bea) e sua (dove so che mi aspetta Myia). Controllo che stiano bene, che non si dimentichino di me e passo del tempo in loro compagnia. Ed ogni volta è un dolore. Il dolore di sapere che a casa c’è Bea che mi aspetta, ma non c è Myia, che mi viene incontro per salutarmi e abbassare quella testolina in cerca di carezze. È il dolore della sconfitta, mi sento sconfitta perché devo dividermi e non posso vivermi Myia come vorrei. Mi sento sconfitta perché so che fisicamente ne risento con la sua presenza, ma moralmente la separazione mi distrugge. E se dovesse succederle qualcosa mentre non ci sono?! E se si sentisse abbandonata o tradita?! E se pensasse che l’ho sostituita con Bea?! Mi manca. In ogni istante. Quelle zampine con cui mi chiama quando la vado a trovare. Il girarmi attorno in segno di festa. Mi manca sentire che sale sul letto per svegliarmi. Mi manca anche solo la sua presenza in stanza. Qualcuno forse non ha la fortuna di avere una madre, che possa aiutarla come nel mio caso, anche se a breve Myia ritornerà, comunque, da me. Ma la maggior parte delle persone non ci prova nemmeno. L’allergologo è stato categorico, riprendendoli in casa starai di nuovo male. Cura preventiva e durante. Dovrai trovargli un altra sistemazione. Mi ha preso lo stomaco quando me l’ha detto. 《NONONONONO》 Troveremo una soluzione dottore insieme. Devono tornare da me. Mi sono presa carico di altre vite, non è che li cedo cosi. Li cederei solo se sapessi che la mia e la loro vita potrebbero migliorare. Lo so che non è semplice. So che non tutte le segnalazioni sono di persone superficiali. So che a volte possono esserci persone con reali problematiche. Ma le altre, quelle che si stancano, quelle che non hanno consapevolezza, quelle che vogliono essere aiutate per un capriccio, ci pensano?!  Parliamo di un’altra vita solo ed esclusivamente nelle vostre, nelle nostre mani. Riflettete, sempre! Prima , durante e dopo! Loro non hanno la possibilità di scegliere, o di provvedere a se stessi. Dovete , dobbiamo, Farlo noi per loro.  I capricci lasciamoli ai bambini di fronte ai giocattoli. E ricordiamoci che una vita è per sempre“.