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Ma la vita in realtà che prezzo ha?

Svenduti, trafficati, mercificati, quantizzati, monopolizzati.

È cosi che l’uomo considera gli animali. Esseri inferiori, senza nessun diritto. Merce, da cui trarre unicamente profitto. Esistono, vivono, ci circondano e per questo motivo l’uomo può, deve abusarne, catalogarli, usufruirne, utilizzarli, fare di loro ciò che meglio crede.

Tutto ciò che ci circonda ha un prezzo, ed è tutto di proprietà dell’uomo. Il sole, il cielo, le nuvole, la terra sotto i nostri piedi, la natura, ogni cosa. Persino l’aria. Non importa chi o cosa gli abbia permesso di essere circondato da tutto questo, l’uomo ha bisogno di dare un prezzo e stabilirsi proprietario di ogni cosa.

Sporca, inquina, danneggia, devasta. Costruisce così il suo futuro, un futuro che non ha alcuna prospettiva rosea perché tutto è stato danneggiato dal suo tocco.

E di fronte a ciò come può meravigliarci che l’ uomo si ritenga un essere superiore ad un animale? Come può sorprenderci che l’uomo abbia stabilito un prezzo da pagare per acquistare UNA VITA?!  

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L’ultima novità del momento è il commercio delle farfalle. Ma mica parliamo di farfalle qualunque, stiamo parlando delle famosissime Farfalle da cerimonia. Allevate proprio per essere impacchettate e rinchiuse in un simpatico cofanetto da aprire magari proprio all’uscita dalla chiesa. Ed il prezzo stabilito è di ben 600 euro.

Sia chiaro che la morale ed il senso etico si possono compromettere solo per un buon prezzo, mica per pochi spiccioli.

Ma tu , uomo, che non sai distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, che non sapresti neppure riconoscere la tua stessa ombra, che prezzo dai a questa tua vita?

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Alcuni segni di maltrattamento, di cui dubitiamo dell’esistenza

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Kopi Luwak

Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?!” sì, ma se avesse un costo e quel costo fosse la vita di un animale indifeso?!

Il Kopi Luwak, il caffè di civetta (o caffè di zibetto asiatico), è il caffè più caro al mondo (può costare oltre 300 euro al chilo) e deriva dalla defecazione di chicchi di caffè, provenienti direttamente da un animale tenuto in prigionia.

Viene sfruttato il metabolismo della civetta (luwak) alla quale viene impostata come dieta alimentare l’assunzione di bacche di caffè. La civetta metabolizza solo la parte interna del caffè e defeca una tipologia di chicco meno amarognola e più adatta alla produzione di bevande.

Per produrre questo tipo di caffè questi animali vengono strappati dalla vita selvatica, imprigionati in gabbie e costretti ad un’alimentazione insufficiente.

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Loris lento

Ha gli occhi più dolci che esistano ed ha spopolato sul web, ma in realtà era vittima di torture. Di chi si tratta? zooplus.it

Parliamo del Loris lento (la simpaticissima scimmietta del cartone Madagascar).

Questo povero animale non solo è in via d’estinzione, ma viene anche catturato e venduto come animale domestico.

Per essere venduto come tale, essendo di natura selvatica, gli vengono strappati i denti con delle pinze e senza anestesia perché il morso è doloroso e può generare reazioni allergiche.

Inoltre, questi piccoli amici non amano affatto il solletico e, quando nei video alzano le braccia, è una chiara segnalazione di malessere, stanno infatti cercando di difendersi con la produzione di veleno attraverso le ghiandole presenti sotto le ascelle che poi rilascerebbero con il morso (che sono impossibilitati a dare).

L’ultima tendenza del momento?

La pelle d’asino.

Recentemente si sta diffondendo la credenza (non fondata del tutto scientificamente) che la pelle d’asino possa avere effetti positivi sulla libido, sull’invecchiamento e sugli ormoni riproduttivi femminili.

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Asini

Per questo motivo vengono uccisi ogni anno milioni di asini, tanto da far diminuire la popolazione globale di asini. Come se non bastasse l’uccisione avviene anche in modo brutale.

Questi sono solo alcuni esempi di maltrattamento animale, di cui neppure conosciamo l’esistenza. Ogni giorno si verificano in qualsiasi parte del mondo altrettanti episodi di maltrattamento. La specie animale cambia, così come anche modi , mezzi e tempi. Ma il risultato resta sempre lo stesso.

Fermiamo queste torture! Diffondiamo l’informazione. Firmiamo le petizioni. Per noi è un minuto perso, per loro è una vita guadagnata.

Essere Animali da sempre al fianco dei più deboli

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Fonte: Essere Animali

Essere Animali è un’associazione non profit, che agendo mossa dai principi dell’antispecismo, come ricorda nel proprio statuto, opera da anni per tutelare “il rispetto della vita, della dignità e della libertà di tutti gli animali umani e non
umani“.

I suoi volontari partecipano alle attività investigative all’interno di allevamenti di diversi animali, promuovono campagne di protesta e di informazione e, nel corso del tempo, hanno salvato davvero tantissimi piccoli e grandi amici a quattro zampe, ma anche pennuti, da allevamenti intensivi, ossia da strutture all’interno delle quali questi erano stati condannati a morte, colpevoli sono di essere nati della specie sbagliata.

Chi conosce quest’associazione, quindi, ha potuto vedere, anche grazie alle reti televisive e ai giornali, quanto faccia quotidianamente e, soprattutto, quanto sia riuscita a portare davanti alle telecamere, denunciando ciò che i ben pensanti ancora si ostinano a non voler vedere o a giustificare con un semplice e banale: “Da sempre l’uomo si nutre di animali!”. Ottima scusa, ma vetusta esattamente come l’epoca alla quale si fa riferimento. 

Per questo, quando abbiamo chiesto ai referenti di Essere Animali di rilasciarci un’intervista e Claudio si è dimostrato disponibile, per noi è stata una grande gioia, anche perché non solo ci ha dedicato del tempo prezioso, ma ci ha anche raccontato cosa succede nel caso dei conigli, verso i quali è rivolta la maggior parte degli interventi della nostra associazione.

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Fonte: Essere Animali

La nostra mission, dunque, si sta ampliando di giorno in giorno, spinta dalla volontà, oltre che di salvare, recuperare e far adottare i conigli, anche – o forse in questa fase storica soprattutto – di far conoscere lo sfruttamento, al quale questi sono sottoposti quotidianamente.

Uno sfruttamento ancor più silente di quello di bovini, suini e ovi-caprini, dal momento che per gli italiani il coniglio è ancora un animale da carne (espressione orrenda, che trascina in sé tutto il malessere sociale di chi crede che l’antropocentrismo sia una norma, piuttosto che la causa di ogni male a cui viene sotttoposto il pianeta) o da pelliccia e, quindi, non desta alcuna riflessione etica cibarsene o usarlo per la produzione di capi di abbigliamento.

Ecco, dunque, quanto Claudio ci ha raccontato.

D: Quando e come nasce Essere Animali? Quali sono le vostre sedi in Italia?

R: «Essere Animali nasce alla fine del 2011 da attivisti con alle spalle esperienze di campagne specifiche contro la vivisezione e le pellicce. L’idea dell’associazione è nata dalla volontà di poter affrontare concretamente e in modo più innovativo ed efficace possibile anche altri argomenti, soprattutto l’utilizzo degli animali nel settore alimentare.

L’associazione nasce a Bologna e Milano, dove adesso sono presenti due uffici operativi, e si è poi allargata con gruppi a Brescia, Ancona, Bari e Firenze».

D: Qual è la mission della vostra associazione?

R: «Prima di tutto creare conoscenza sul modo in cui vengono considerati e trattati gli animali in questa società. Da lì nasce l’idea delle investigazioni, che sono un modo per aprire un varco in luoghi in cui le persone normalmente non possono avere accesso e che non si vuole far conoscere.

Dopodiché promuovere scelte etiche, sia a livello individuale che aziendale o politico. Quindi la diffusione dell’alimentazione vegana e stili di vita cruelty-free, aiutando con progetti specifici a rendere questi passaggi più facili possibile, ma anche leggi che vadano ad abolire pratiche crudeli e scelte aziendali a favore degli animali».

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Fonte: Essere Animali

D: Quali sono le campagne che state seguendo al momento? E quali avete in programma?

R: «Le principali campagne su cui siamo attivi sono Visoni Liberi, per chiudere gli allevamenti di animali da pelliccia in Italia, e #ViaDagliScaffali, per convincere i supermercati italiani a non vendere più il foie gras. In entrambi i casi abbiamo lanciato la campagna con una investigazione, mostrando immagini choc su queste pratiche, che hanno dato molta forza per i passi successivi.

Con la campagna Visoni Liberi siamo riusciti a fermare l’apertura di nuovi allevamenti e abbiamo contribuito a una riduzione del numero di animali allevati in Italia. Mentre sul foie gras siamo felici di dire che grazie al nostro impegno ben 6400 punti vendita di diversi marchi in tutta Italia non avranno più questo prodotto».

D: Quanto è difficile, non solo fisicamente, ma anche emotivamente, entrare in un allevamento? Come si può poi continuare ad andare avanti?

R: «La difficoltà emotiva rende questo lavoro non adatto a tutti, per cui ci sono persone che si sentono più pronte a entrare in contatto con la sofferenza degli animali. Ognuno reagisce in modo diverso, ma nel momento in cui gli attivisti sono dentro pensano solo allo scopo per cui lo fanno: documentare e mostrare a milioni di persone qualcosa che altrimenti resterebbe nascosto. Sono i risultati che fanno andare avanti, che danno la forza di continuare».

D: Visto che Amiconiglio si occupa di specifico di conigli, cosa potete dirci, in base alla vostra esperienza, relativamente alle condizioni di vita di questi animali negli allevamenti? Ne avete visitato qualcuno? sapete dirci, voi che siete ormai degli esperti del settore, quale verità si cela anche dietro la coniglicoltura?

R: «I conigli sono tra gli animali che purtroppo se la passano peggio. Per loro non esiste nemmeno una normativa specifica di riferimento e non esistono allevamenti a terra o all’aperto: nascono e crescono in piccole gabbie di rete metallica, sopraelevate dal terreno. Non toccano la terra, l’erba, non sentono il sole o il vento, non possono saltare.

Lo scorso anno abbiamo portato una giornalista di La7 dentro un allevamento dalle condizioni terribili in provincia di Forlì. Le immagini viste in Tv e la nostra denuncia hanno portato alla chiusura della struttura, che fino a quel momento mandava al macello fino a 10.000 conigli l’anno. Un risultato quasi senza precedenti in Italia, frutto del nostro Team Investigativo».

D: Come è possibile aiutarvi?

R: «La prima cosa è seguirci sui social e iscriversi alla nostra newsletter per partecipare alle campagne e diffondere le investigazioni.

Poi chi crede nei risultati e nell’importanza del Team Investigativo di Essere Animali può scegliere di diventare Supporter: con una donazione mensile a scelta, anche pochi euro, si rende possibile una continuità e una crescita di efficacia del lavoro dei nostri attivisti, che oltre a entrare negli allevamenti lavorano sotto copertura dentro strutture dove gli animali vengono sfruttati o uccisi. A voii costa pochissimo, ma per noi è un sostegno vitale. https://www.essereanimali.org/supporter/

Inoltre si può scegliere di donare il 5×1000 all’associazione, aiutando così tutte le campagne e attività praticamente a costo zero. https://www.essereanimali.org/5×1000».

Parole forti, che portano con sé il coraggio e, soprattutto, l’esperienza concreta di chi non parla da dietro un pc, ma agisce sul campo, scendendo in prima linea quando occorre, spinto proprio dal voler tutelare i più inermi, in questo caso, quindi, gli animali.

Ad Essere Animali va il nostro immenso grazie per tutto quello che fanno e per il tempo prezioso, che ci hanno dedicato. Speriamo anche in future collaborazioni insieme.

Nel frattempo noi continueremo a seguirli e a promuovere quanto fanno, perché l’informazione è la prima arma contro l’ignoranza e l’omertà. Far conoscere quanto avviene negli allevamenti intensivi è stato un punto di forza verso la scelta vegan di molte persone e verso la maggior consapevolezza di quanto dolore e sangue ci siano dietro un piatto di carne o una pelliccia di lapin.

Il merito va a chi rischia ogni giorno pur di portare avanti le investigazioni, di promuovere azioni di protesta e di far conoscere la verità e i volontari di Essere Animali in questo hanno un ruolo di primaria importanza, di fronte al quale possiamo solo prendere esempio e riflettere.

 

Campagna “A tavola nascono nuovi eroi”…e nei piatti giacciono le loro vittime

 

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Oggi vogliamo fare una riflessione insieme a voi su questa campagna promossa dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali realizzata in collaborazione con l’Ismea. A segnalarcela una lettrice, che segue la nostra pagina facebook e che – esattamente come tutti noi – di fronte a quanto proposto è rimasta tra il basito e l’indignato. 

In poche parole si tratta di una pubblicità volta ad incrementare il consumo di carne di coniglio (con tanto di video ricette all’interno del sito), creata in un momento in cui gran parte del pianeta si sta interrogando sul come riuscire a ridurre la presenza di allevamenti e sta riflettendo relativamente a quanto questi ultimi siano non solo luoghi di tortura e di morte, ma anche principali cause dell’alterazione climatica a cui tutti assistiamo. Tutto sommato, quindi, ottimo tempismo.

Ma partiamo dal titolo della campagna, già di per sè notevolmente inquietante: A tavola nascono nuovi eroi.  Ma cosa ci sarebbe di così tanto eroico nel nutrirsi della carne di un animale, come il coniglio, di per sé inerme, che prima di arrivare in un piatto avrà sofferto e strillato mentre lo macellavano? Cosa ci sarà di altrettanto eroico nel cibarsi di un animale, che è il terzo per presenza nelle nostre case e che sta andando verso il riconoscimento di titolo di pet?

Difficile da comprendere…eppure non siamo persone prive di fantasia!

Inoltre gli eroi, che qui vediamo in foto, sarebbero questi qui? Ma chi li ha scelti come tali? Noi crediamo che gli eroi siano altri, siano coloro che si battono ogni giorno per non vedere più carne nei piatti e che, invece, si ritrovano improvvisamente ad imbattersi in queste brutture, tra l’altro finanziate con i nostri soldi, visto che si tratta di una campagna ministeriale.

Nel sito si ricorda, anche, come la carne di coniglio sia ricca di proteine (e per essere i più convincenti possibili hanno anche messo delle tabelle sinottiche, facendo confronti con altri poveri animali). Peccato che si ometta di dire, però, che quelle proteine non sono affatto le nostre, ma sono le proteine di un altro essere vivente, al quale servivano sicuramente molto più che a noi, che possiamo prenderle da diversi alimenti vegetali. 

Insomma come la guardi la guardi questa campagna è proprio brutta, derisoria nei confronti dei conigli e fortemente anacronistica. Tutto ciò, per chi è un pò dentro al settore, ci fa sorgere, quindi, un dubbio.

Da tempo, ormai, la televisione ci propina improbabili immagini pubblicitarie di vacche felici nei pascoli e di polli e galline, che crescono liberi allevati a terra, quasi contenti di finire tutti nei nostri piatti.

Prima non si erano mai viste delle pubblicità del genere. Sarà forse un indicatore del fato che il consumo della carne sta calando e che le industrie legate a questo settore sono in crisi? In alcuni supermercati i reparti macelleria stanno chiudendo e questi sono fatti e non parole… Il numero di vegetariani e vegani sta aumentando e anche questi sono fatti e non parole, quindi forse gli eroi non sono su un aereo, ma ben ancorati a terra e, se pur con grande fatica, stanno facendo la loro parte.

A proposito: il Ministero ci ricorda che relativamente a questa campagna Tutti i diritti sono riservati. Direi state tranquilli, non credo che qualcuno abbia solo la minima intenzione di rubarveli, visto il contenuto esistente. 

Noi i conigli amiamo vederli sì in casa e anche in cucina, ma liberi di correre e incapaci di provare paura, perché sanno di essere al sicuro. Noi, quando incontriamo una vita sappiamo riconoscerla, e non saranno questi eroi a farci cambiare idea. Preferiamo camminare a piedi piuttosto che volare, ma ci teniamo ben stretti ideali e principi e non saranno campagne come questa a fare la differenza, né ora né mai!