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Il Bianconiglio: la vita non si compra

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E’ tardi, e come al solito sei di corsa. L’esercizio dove compri cibo per il tuo amico a quattro zampe ha chiuso, oppure è troppo distante. Entri in quel negozietto che, oltre ad alimenti ed accessori, si dedica anche alla vendita di animali. Ed eccolo lì. Lo vedi. E’ un cucciolo indifeso, forse troppo piccolo, mal ridotto, probabilmente con qualche brutta malattia.

E’ un segno del destino“- pensi. “E’ lì che aspettava solo me, pronto ad essere salvato“. E così lo acquisti perché sei fermamente convinto che sarà per una giusta causa, che potrai solamente fare il suo bene, che gli donerai una vita, mentre lì probabilmente non gli resta molto.
Ed, invece, hai appena permesso che al suo posto ce ne siano altri ed altri ancora.
Credi di aver salvato una vita, credi di aver fatto del bene, ci speri. Invece, no.
Perché la vita non si acquista, perché la vita non si vende.
Abbiamo incontrato Niky Gammieri, una ragazza di Napoli che da qualche anno ha SCELTO di occuparsi e dedicarsi all’apertura e gestione di un negozio di accessori e alimenti per animali, Il Bianconiglio. E non solo. Niky, oltre ad avere una famiglia pelosa “allargata” (i coniglietti Pantoufle, Mazinga e nonna Moka, i cagnolini Fidel e nonna Wonka, il pappagallo Jimmy e vari gattini), gestisce anche una rubrica sugli animali su un giornale online Senza linea .

Le abbiamo chiesto, nel pochissimo tempo a sua disposizione, di condividere con noi la propria esperienza, ci ha raccontato, quindi, un pò della sua attività per permetterci di comprendere quale sia la differenza tra l’acquistare da un esercizio, che si dedica solo ed esclusivamente alla vendita di prodotti, ed un esercizio, che, invece, vende anche animali.

D: “Ciao Niky, hai un’attività commerciale. Ti andrebbe di dirci di cosa ti occupi, come si chiama e dove si trova?“.

R: “Il Bianconiglio è un negozio di mangimi ed accessori per animali, si trova nel cuore di Fuorigrotta a via Tiberio, piccolo ma zeppo di articoli delle migliori (anche meno conosciute) marche. L’idea è quella di abbracciare l’amore per gli animali a 360° unendo qualità, convenienza, scelta e soprattutto correttezza e professionalità“.

D: “Quando hai deciso di aprire questa attività? Ha comportato dei sacrifici?“.

R: “Il nostro è un piccolo negozietto a conduzione familiare (mia e di mio marito). La scelta di diventare “piccoli imprenditori” è nata tre anni fa, dopo una vita di sacrifici come lavoratori dipendenti. Ci siamo riproposti di creare un’oasi dove poter essere semplicemente noi, con tutti i rischi che avere un’attività comporta“.

D: “Perché non vendere anche animali?“.

R: “Le motivazioni sono tante e complicate da comprendere. Partendo dal presupposto che sono scelte personali, io sono dell’idea che “vendere” una vita, a qualunque prezzo e livello, significa mercificarla; proverò a spiegare le principali motivazioni:
– Un’associazione o un Ente spesso offre più garanzie di negozi (ed anche di alcuni allevatori) circa provenienza, sesso, età, stato di salute ecc. Quantomeno permette l’adozione di un animale solo in salute e dopo i debiti controlli da un veterinario pertinente, inoltre compie controlli e preaffidi, segue la vita dell’adottato anche nella nuova casa…avere un compagno a quattro zampe non è per tutti!
– Vendere in negozio alimenta una schifosa tratta: per riuscire ad avere un guadagno su un animale devo acquistarlo a minor prezzo e tenerlo a costi bassi in negozio, e possiamo immaginare ciò che questo comporti. Inoltre sono più facilmente vendibili cuccioli di dimensioni minuscole (magari ancora in fase di svezzamento) con tutte le conseguenze del futuro sviluppo fisico e comportamentale di un distacco prematuro, senza contare “i viaggi della speranza” che molti cuccioli compiono dal “produttore” al negoziante.
– Purtroppo chi dovrebbe tutelare non sempre tutela: come è possibile vedere animali morti o morenti o tenuti su substrati non idonei in mini recinti? Chi dovrebbe tutelare e controllare, cosa guarda?
– Perché siamo commercianti e necessariamente al primo posto ci sarà il guadagno (magari non per tutti, ma dovrebbe). Quindi perché dovrei suggerire una corretta gestione (ad esempio cibo idoneo e libertà 24 ore per un coniglio) se devo vendere gabbie, pellet sul quale ho un maggior guadagno?!
Ci sarebbero tante altre motivazioni, ma penso che per ora queste possano bastare. Un ultimo disperato appello: dal negozio non si salva! Comprando un animale con intenzioni salvifiche si crea una rotazione, posto libero: nuovo animale e per di più ho consentito al commerciante un guadagno sul quale non sperava“.

D: “Quali sono le difficoltà nel mantenere un negozio in piedi senza compromessi?“.

R: “Sicuramente con questa attività non ci arricchiremo mai; verremo derisi dai colleghi furbi e le nostre idee sono scomode a molti. Ma quando la sera rientriamo a casa e Pantoufle e Mazinga ( i nostri coniglietti) ci guardano negli occhi sappiamo di poter ricambiare quello sguardo sincero con altrettanto amore e correttezza e da tre anni dormiamo felici al pensiero che, pur essendo una goccia nel mare, nel nostro piccolo siamo importanti“.

D: “Dai, ora sdrammatizziamo un pò. Qualche aneddoto carino da raccontarci?“.

R: “Chi frequenta “animalari” come me sa che tutte le rotelle a posto non le abbiamo, sicuramente il più divertente resta quello della signora che mi chiede quanti pisellini ha il coniglio“.

D: “Niky, come mai hai deciso di partecipare all’iniziativa di convenzioni, di cui si sta occupando l’associazione amiCOniglio?

R: “Da sempre credo sia fondamentale fare rete tra enti, associazioni, servizi; mi sono ritrovata a collaborare con altre associazioni di stampo animalista in precedenza. Appena posso svolgo carrelli alimentari per rifugi, shopping solidale, quindi perché non agevolare chi, ogni giorno, contribuisce a dare speranza in più ai meno privilegiati?“.

D: “Un’ultima domanda e giuro che ti libero. Ti andrebbe di dirci cosa sia per te il mondo animale, e in particolare quello dei conigli?“.

R: “Quello dei conigli è stato per me una riscoperta! Ho, erroneamente, visto sempre gli animali in passato con una visione antropocentrica, a mio uso e consumo… avvicinarmi al mondo delle associazioni, e fare un bagno di umiltà apprendendo da chi sapeva più di me, mi ha consentito di guardare tutti gli animali (i conigli in particolare) con nuovi occhi. Gli animali sono miei fratelli spirituali, coloro che comprendono le mie gioie immotivate, i miei dolori, i miei silenzi. Quando tutti fanno un passo indietro, loro restano, i conigli, i miei splendidi monelli (sia quelli che ci sono ancora, sia quelli sul ponte) in particolare mi hanno insegnato a comunicare, a rispettare i tempi , a essere più discreta, ma anche istintiva, ad arrabbiarmi, a perdonare al momento giusto,a lasciar correre e a rilassarmi o a gioire per le piccole cose quando necessario“.

Purtroppo è arrivato il momento di salutarci. Non ci resta, quindi, che augurare un grosso in bocca al lupo a Niky, sperando che non sia semplicemente una goccia in mezzo al mare e ricordando a tutti che la vita non si compra, perché la vita non ha prezzo.

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