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Sos Cinghiali Marsaglia

Marsaglia è un comune della provincia di Cuneo, in Piemonte, protagonista recentemente di un’altra terrificante tragedia, che vede nuovamente  come vittime gli animali. Questa volta i cinghiali.

A causa del sovrannumero di cinghiali presenti, il Comune ha stabilito l’abbattimento di 368 esemplari, senza distinzione di età o sesso. Sembrerebbe infatti che la presenza spropositata dei cinghiali sul territorio abbia causato per il paese danni all’agricoltura, procurando talvolta anche pericolo per la sicurezza stradale.

Per questi motivi via libera alla morte di specie indifese, morte causata nuovamente per l’inefficienza dell’uomo, che anziché prevenire curando il problema a monte, ha deciso nuovamente di agire a problematica ormai già inoltrata. Resta il perenne interrogatorio, può essere l’uccisione l’unica soluzione valicabile?zooplus.it

Ammesso che il problema del numero spropositato di cinghiali sul territorio sia incontrollabile , e che l’unica soluzione possa essere l’eliminazione della specie (e poi piangiamo gli animali in via d’estinzione la cui perdita danneggia anche l’ecosistema) c’è sicuramente da considerare che -come in qualunque cosa si faccia per il benessere dell’ambiente e dell’uomo a lungo termine – bisognerebbe adottare un criterio, e bisognerebbe considerare determinate azioni inconcepibili, inaccettabili e persino perseguibili penalmente, ovvero la divulgazione di video raccapriccianti che ritraggono le immagini di cattura ed uccisione di questi poveri animali.

Ed invece non è così. Pare infatti che recentemente siano stati ripresi in un video di circa 35 secondi 15 cinghiali catturati, che si dimenano nel fango.

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Fonte video: La Stampa Cuneo

E poi morti davanti ad un’automobile della polizia locale. I protagonisti/vittime del video non hanno neppure due mesi. Prova, quindi, che non vi è alcun criterio. Ma anche se le cose andassero diversamente, dove è la giustizia nel diventare giustizieri di un’altra vita innocente ? Dove è la giustizia quando a causa della negligenza e della superficialità dell’uomo delle vite devono essere sacrificate ?

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Fonte: La Stampa Cuneo

Il problema c’è , ed è evidente, anche se il punto di domanda, per chi non conosce realmente i fatti, può sempre esserci. Ma, come può un problema degenerare in questo modo? Come può essere questa la soluzione al problema?

Darwin parlava di “selezione naturale” ovvero della “sopravvivenza del più adatto”. Quello che emerge da questo episodio e da molti simili, è che l’uomo si stia autodefinendo il più adatto a questo pianeta, tralasciando che non  sarebbe in grado di sopravvivere senza l’aiuto di altre specie animali.

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“Le nutrie?! Mangiamole nei ristoranti e nelle sagre”

La nutria è un mammifero molto simile al castoro (per questo talvolta chiamata castorino) anche se ha una coda tonda e dimensioni minori e appartiene alla famiglia dei roditori.

Un tempo questo animale era molto diffuso nella zona dell’America meridionale, ma l’interesse nei confronti della sua pelliccia ha spinto l’uomo alla caccia indiscriminata, provocandone quasi l’estinzione. Per ovviare a questa problematica, le nutrie sono poi state allevate in cattività per favorirne la riproduzione e il ripopolamento della specie ed è stata regolata la caccia. La diffusione della nutria in Europa è avvenuta volontariamente, come nel caso dell’Italia: la sua pelliccia infatti non ha raccolto grandi interessi, così molte nutrie sono state liberate e le conseguenze sono state assurde.

Diffusione non recente, ma conseguenze ancora attuali.

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Fonte: Il Messaggero

Gerre de Caprioli è un piccolo paese cremonese in riva al Po, invaso da nutrie, che amano sostare agli argini dei fiumi. Il sindaco Michel Marchi ha pubblicato recentemente su Facebook un post nel quale parla (e conferma di averlo fatto molto seriamente) di come secondo lui andrebbe risolto il problema “mangiamole nei ristoranti e nelle sagre”.

Inutile parlare dello scalpore che può aver suscitato una tale affermazione, soprattutto quando a pronunciarsi in questi termini è  una delle persone, che dovrebbe aiutare a trovare la risoluzione al problema provocando quanti meno danni possibili sia per la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente , sia per la salvaguardia della specie animale.

Inoltre, determinate affermazioni devono essere fatte con coscienza. Chi ha un simile ruolo e “potere” – ed un sindaco ha una posizione tale da essere comunque al centro di numerosi dibattiti e di eventi di cronaca,sia pur di un piccolo paese- deve comprendere che, la propria parola deve essere da esempio per gli altri. E quale esempio migliore può essere quello di rispettare il prossimo?! Qui non si parla solamente del rispetto dell’ennesimo animale indifeso che viene ucciso (sempre a causa dell’uomo che ne genera prima la diffusione e poi cerca di trovare una soluzione – la più semplice – per evitare il sovraffollamento di un territorio) , ma del modo in cui un tale argomento è stato trattato. L’immagine per un sindaco è importante. E quindi, si suppone, che nel considerare determinate ipotesi (così drastiche, così forti, che mettono a rischio la vita di un altro essere vivente) si possa utilizzare un linguaggio differente, e non così spicciolo da poter definire “la carne di nutria quasi più buona di quella di coniglio”.  Un sindaco si dovrebbe rivolgere a tutti i cittadini, adulti, bambini, più sensibili, meno sensibili, onnivori, vegetariani. Un sindaco deve tutelare tutti indistintamente. Deve argomentare.

Ed ecco l’ennesima conseguenza dell’intervento umano. Ennesimo episodio, che lascia ancora alcuni increduli.

Eppure la nutria è un animale molto simpatico.

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Fonte: Dagospia

Fisicamente è un animale di medie dimensioni con un peso che varia tra i 5 e i 10 kg (i maschi sono più grandi delle femmine). Il mantello è marrone scuro e i peli sono lunghi e rigidi e proteggono un sottopelo più soffice, morbido dai toni del grigio. La coda è più corta di tutto il corpo, ma può raggiungere anche i 60 centimetri di lunghezza. Come roditori, le nutrie ricordano molto i castori, possiedono una dentatura con incisivi larghi e robusti, molto sporgenti rispetto al resto dell’assetto. Il corpo risulta compatto, tondeggiante, un po’ goffo e tozzo. Vivono prevalentemente in acqua, per questo le zampe posteriori appaiono palmate con quattro dita, più uno libero che viene utilizzato per pettinare la pelliccia. Quelle anteriori sono più lunghe, non palmate, con artigli utili per scavare.

La nutria predilige zone dove vi è la presenza di acqua, emergendo solitamente durante la notte. Può rimanere in apnea anche per dieci minuti, alla ricerca di cibo, quindi scava tane e cunicoli complessi oppure utilizza anfratti di altri animali. La nutria vive in piccoli gruppi preferibilmente femminili, dediti alla costruzione di impalcature dove riposare e nutrirsi. Ama cibarsi di prodotti di origine vegetali quali alghe, tuberi, erbe, radici, ma anche prodotti di coltivazione come barbabietole da zucchero, soia, ortaggi, riso, grano e mais e qualche volta piccoli animaletti. Generalmente vivono fino a cinque anni, sempre se non diventano vittime di qualche animale predatore. Per quanto riguarda la riproduzione le nutrie partoriscono due o tre volte l’anno per un minimo di un cucciolo fino a tredici.


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Sono animali molto simpatici. In alcuni casi le nutrie si lasciano addomesticare e ci sono casi di nutrie che vivono la propria vita anche assieme ad un cane compagno di giochi. Non è semplice tenerle in casa perché in realtà hanno bisogno di zone dove ci siano fiumi e corsi d’acqua, ma in casi estremi, per poterle salvare da situazioni particolari, non è impossibile creare l’ambiente giusto.

La nutria è un animale molto docile, per nulla aggressivo verso l’uomo o altre specie. È  molto pulito e passa gran parte del tempo a curare il mantello. Non attacca spontaneamente né l’uomo né altri animali: se infastidita o minacciata preferisce allontanarsi.

Solo se messa alle strette e senza vie di fuga si difende (come farebbe qualunque altro animale) con il morso, che risulterebbe doloroso e pericoloso a causa dei grandi incisivi. Se abituata da piccola rappresenta un ottimo animale da compagnia, a patto ovviamente di avere un ambiente adatto in cui mantenerla.

Concludo ricordando infine che in Italia l’aggiornamento della legge n. 157/92 ha modificato la tutela nei confronti dell’animale, la sua caccia è, comunque, illegale come le metodologie cruente e violente che sono sconsigliate.

Alcuni segni di maltrattamento, di cui dubitiamo dell’esistenza

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Kopi Luwak

Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?!” sì, ma se avesse un costo e quel costo fosse la vita di un animale indifeso?!

Il Kopi Luwak, il caffè di civetta (o caffè di zibetto asiatico), è il caffè più caro al mondo (può costare oltre 300 euro al chilo) e deriva dalla defecazione di chicchi di caffè, provenienti direttamente da un animale tenuto in prigionia.

Viene sfruttato il metabolismo della civetta (luwak) alla quale viene impostata come dieta alimentare l’assunzione di bacche di caffè. La civetta metabolizza solo la parte interna del caffè e defeca una tipologia di chicco meno amarognola e più adatta alla produzione di bevande.

Per produrre questo tipo di caffè questi animali vengono strappati dalla vita selvatica, imprigionati in gabbie e costretti ad un’alimentazione insufficiente.

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Loris lento

Ha gli occhi più dolci che esistano ed ha spopolato sul web, ma in realtà era vittima di torture. Di chi si tratta? zooplus.it

Parliamo del Loris lento (la simpaticissima scimmietta del cartone Madagascar).

Questo povero animale non solo è in via d’estinzione, ma viene anche catturato e venduto come animale domestico.

Per essere venduto come tale, essendo di natura selvatica, gli vengono strappati i denti con delle pinze e senza anestesia perché il morso è doloroso e può generare reazioni allergiche.

Inoltre, questi piccoli amici non amano affatto il solletico e, quando nei video alzano le braccia, è una chiara segnalazione di malessere, stanno infatti cercando di difendersi con la produzione di veleno attraverso le ghiandole presenti sotto le ascelle che poi rilascerebbero con il morso (che sono impossibilitati a dare).

L’ultima tendenza del momento?

La pelle d’asino.

Recentemente si sta diffondendo la credenza (non fondata del tutto scientificamente) che la pelle d’asino possa avere effetti positivi sulla libido, sull’invecchiamento e sugli ormoni riproduttivi femminili.

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Asini

Per questo motivo vengono uccisi ogni anno milioni di asini, tanto da far diminuire la popolazione globale di asini. Come se non bastasse l’uccisione avviene anche in modo brutale.

Questi sono solo alcuni esempi di maltrattamento animale, di cui neppure conosciamo l’esistenza. Ogni giorno si verificano in qualsiasi parte del mondo altrettanti episodi di maltrattamento. La specie animale cambia, così come anche modi , mezzi e tempi. Ma il risultato resta sempre lo stesso.

Fermiamo queste torture! Diffondiamo l’informazione. Firmiamo le petizioni. Per noi è un minuto perso, per loro è una vita guadagnata.

Capretti vivi da uccidere

Succede a Napoli. Alcune settimane fa, tra l’indignazione del web, è stata divulgata una foto nella quale veniva immortalato un furgone situato a Fuorigrotta, esattamente a piazzale Tecchio, con un cartello riportante la seguente dicitura: “Capretti vivi da uccidere”.

Il pubblico, sconvolto, non è stato certamente comprensivo e si è totalmente scatenato. Ma non si è trattato di nient’altro che di una provocazione per scuotere l’opinione pubblica sul tema del rispetto degli animali.

Lo scherzo è stato messo in atto da alcune persone di fanpage travestite da venditori.

Tutto ciò è stato organizzato come conseguenza alla decisione di non fare esporre capretti o agnelli morti nelle vetrine delle macellerie.

Roberta Gaeta, assessore alle politiche sociali con delega alla tutela della salute e degli animali del comune di Napoli, ha firmato un’ordinanza con la quale si fa divieto assoluto  di esposizione di ovini, caprini e altri animali in strada e nelle vetrine delle macellerie al pubblico.

Quindi non dovranno essere visibili animali macellati, interi o in quarti. Questi tagli devono restare nelle celle frigorifere secondo le norme di igiene alimentare. Lo scopo non è solamente di maggiore sicurezza e igiene, ma anche di rispetto del prossimo.

È sorprendente come possa aver reagito il pubblico. Ciò però dovrebbe farci riflettere perché i cittadini riescono ad indignarsi di fronte all’idea di poter scegliere quale animale indifeso uccidere e trasformare nel proprio pasto, ma continua a perseverare con la barbara usanza di mangiare capretti il giorno di Pasqua.

E tu a Pasqua cosa hai messo nel tuo piatto?

Un abbandono non è una restituzione alla libertà, ma una condanna a morte. Sappilo!

Eh già proprio così. Un abbandono non è una restituzione alla libertà, ma una condanna a morte.

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Troppo facile raccontarsi bugie per liberarsi la coscienza, ma la verità è questa e chi abbandona gli animali, soprattutto i conigli, deve esserne ben consapevole. Deve sapere che sta uccidendo una vita indifesa, sta scrivendo la parole fine al percorso di un animale, che non sa cavarsela da solo in un parco o in un giardino o, peggio ancora, in strada, se è sempre stato in casa, e che non ha, quindi, alcuna possibilità di veder sorgere il sole il giorno successivo a quello in cui viene abbandonato.

Poco fa è arrivata in associazione la richiesta di aiuto per un coniglietto cucciolo trovato abbandonato in un’area cani di uno dei tanti parchi della Capitale.

Immediatamente è scattato l’allarme e i messaggi tra i volontari, per trovargli una sistemazione e portarlo immediatamente in clinica, sono rimbalzati in chat.

Incastri e difficoltà (anche perché essendo volontari si presume che a quest’ora stiamo tutti lavorando, però non sappiamo chiudere le porte quando serve. NOI NO, non lo facciamo mai!)  ed ecco che uno spazietto per quest’anima esce fuori.

Stiamo per chiamare la clinica veterinaria per farlo visitare ed ecco che arriva il contrordine: non serve più niente, né una casa, né un veterinario…nulla! Perché quel povero cucciolo non ce l’ha fatta, non è più qui. A nulla sono valsi i tentativi di asciugarlo e di farlo riprendere. Quel cucciolo è morto!

E la mano assassina, che lo ha ucciso, è quella di chi lo ha abbandonato alla sua sorte in un parco senza preoccuparsi di come avrebbe passato la notte al gelo, di come avrebbe potuto trovare cibo, di come sarebbe riuscito a fuggire dai predatori. Senza preoccuparsi di niente se non di se stesso. Non servi più? Bene ti mollo!

Mio padre mi dice da sempre che su questo pianeta esistono mondi paralleli, che non si incontrano mai. Credo abbia proprio ragione e qui ne abbiamo la certezza.

Esiste un mondo fatto di gente, che pensa solo al proprio bene e a soddisfare i propri bisogni, che considera gli animali come oggetti di sua proprietà e non ha alcuna remore a disfarsene nel momento in cui sono servono più.

E’ il mondo popolato da chi abbandona, da chi indossa ancora pellicce (nel 2018!!! siete cavernicoli!), da chi sfrutta gli animali, da chi pensa che usare un cavallo per portare in giro i turisti per Roma sia affascinante, da chi fa strage di agnelli perché è una tradizione, da chi considera la caccia uno “sport”. Potrei andare avanti per ore in quest’elenco ma credo di aver reso l’idea.

E poi, per fortuna, c’è l’altro mondo, quello di chi segue una filosofia biocentrica, che mette al centro di tutto la vita, indipendentemente dalla forma che questa decide di assumere.

E’ il mondo di chi gli animali li ama e li rispetta, li protegge, corre a salvarli quando qualcuno chiama per una difficoltà, fa fatica a trovare spazio per sé in casa, ma un angolino per un piccolo amico a quattro zampe non lo nega mai, piange e non dorme per notti quando è costretto a dire addio a un peloso, con cui ha condiviso un tratto di viaggio insieme.

E’ anche il mondo di chi decide di non cibarsi di animali, di chi considera le vacanze una possibilità per passare più tempo con loro e non importa se non può partire per mete esotiche, perché anche il Baubeach di Maccarese è il paradiso terrestre se vedi i tuoi cani correre felici. E’ il mondo, anche, di chi si emoziona quando il proprio coniglio si avvicina e timidamente gli dà una leccatina alla mano o si lascia accarezzare.

Insomma è il mondo di chi corre per cercare di rendere questo pianeta migliore. A volte vinciamo, spesso – proprio come oggi – perdiamo, ma, comunque, andiamo avanti senza riposarci mai.  

Una cosa però vogliamo dirla a chi abbandona: non sei un eroe, che ridona la propria libertà ad un animale, sei un vigliacco assassino, che stai segnando con il sangue la parola fine alla vita di chi si fida di te. Questo almeno sappilo, che il tempo delle giustificazioni è finito da un pezzo!

Buon ponte piccolo amico che oggi sei corso lassù, troppo presto e soffrendo. Il nostro cuore ti accompagna in quest’ultimo viaggio.