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Tornato indietro…come un pacco

Quando amiamo tanto qualcuno, il momento in cui ci abbandona, sembra essere una condanna. Ci pare che tutto il mondo sia contro di noi, che nulla più abbia senso, o abbia perso il senso che aveva prima. E non importa quanto sole possa esserci attorno a te, l’oscurità é dentro di te, in un posto che neppure riesci a localizzare. E per quanto tu possa provare a scacciare quel senso di vuoto misto a malinconia, é sempre lì, dietro l’angolo, pronto per bussare alla porticina del tuo cuore e farsi più prepotente che mai. Esistono vari modi di comunicare, di relazionarsi con il prossimo. Quello del genere umano è generalmente più rumoroso, quello del cane e del gatto lo è mediamente, e poi c’è il modo di comunicare del Coniglio. É un modo fatto di silenzi, ma di tante parole non dette. É un modo che ha bisogno di tanta attenzione, e infinita pazienza. È un modo forse a volte di difficile comprensione, ma affascinante nel suo genere. E lo si comprende solamente restando in silenzio, alla sua stessa altezza, e aspettando. Aspettando Un tempo non quantificabile.

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Eppure, per quanto silenziosi, ciò che più riescono a comunicare é il senso di abbandono che provano nel lasciare il proprio padrone. Lo stesso senso che hai provato tu, quando hai dovuto dire addio ad un familiare o un amico, che la vita ha deciso di strapparti con una brutta malattia o improvvisamente. È il senso di abbandono che hai provato tu, quando è finita una relazione in cui hai investito tanto e devi rimetterti in discussione, provare a ricominciare. Il vuoto, l’oscurità, la solitudine. É questo ciò che provano. È questo ciò che non vorremmo mai provare, ciò che non dovremmo mai far provare a chi amiamo. E invece lo facciamo. Rechiamo un infinito dolore proprio a loro che ci hanno fatto compagnia nei momenti più bui della nostra vita. Loro, che dipendono dai nostri impegni, dal nostro stato fisico, dal nostro umore. Sono lì che ci aspettano, in un angolino. Alcuni più rumorosi di altri, alcuni più affettuosi di altri. Ma aspettano. Aspettano che ci accorgiamo di loro o che abbiamo il tempo necessario da dedicargli. E ripaghiamo il loro affetto in modo incommentabile. Quando siamo tanto stanchi, é colpa loro che ci danno troppo da fare. Quando a fine mese contiamo gli spiccioli, non è sicuramente a causa di quell’uscita in più, ma dei loro vaccini, gli stessi dei quali eravamo perfettamente al corrente quando li abbiamo accolti nella nostra casa. E così, ecco che ritornano indietro. Come dei pacchi. Perché loro non hanno emozioni. Non parlano, sono impassibili,e quindi è assolutamente giustificabile il nostro gesto, perché mica li abbandoniamo in mezzo ad una strada (l’abbandono é un reato), ma li stiamo riportando indietro, in Associazione, dove sicuramente avranno le cure mediche e le attenzioni di cui necessitano.

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Certamente avranno anche l’amore, l’amore che gli è stato tolto, ma il dolore, quello che gli state procurando, nessuno lo cancellerà mai. Ricordatevelo. Ed ecco che ritornano conigli completamente segnati dal dolore. Conigli socievoli, diventano improvvisamente schivi. Conigli molto attivi improvvisamente diventano pigri. Si trasformano. Mutano. Non si riconoscono quasi più. Alcuni si lasciano andare, per sempre. Altri, i più fortunati, continuano a vivere una vita di attesa. Forse per sempre, forse solo per poco. Attendono che qualcuno finalmente si accorga di loro. O che ritorni indietro. Ma non ritornano mai indietro le persone. Quando se ne disfano, proprio come se fossero dei pacchi, non ci ripensano mai. Hanno già deciso prima ancora di ricontattare l’Associazione dalla quale li hanno adottati. E così la loro breve esistenza viene segnata dal dolore, per alcuni una seconda volta perché hanno già subito un abbandono o vengono da situazioni assurde,per altri il dolore non li abbandonerà mai, li accompagnerà per tutta la vita.

“Mi chiamo Conny, anche se in verità la mia padroncina mi chiamava sempre ciccina bella, a volte anche cicci. Io sinceramente non la capisco questa storia dei nomignoli. Se mi dai un nome, chiamami così. Invece no.. Voi umani strafate, e così ci confondete le idee. Sono conny, cicci o ciccina?! A volta anche amore bello, amore mio e robe simili. E così all’inizio per me era un casino. Non capivo a quale nome dovessi girarmi. Mi giravo a tutti. Ma solo se si mangiava. Quando non si mangiava non mi giravo. Mica sono scema io.. Vabbè lo ammetto. All’inizio era così. Poi ho imparato ad osservare i suoi movimenti. Ed ho capito che il mio nome completo era connyCicciCiccinaAmoremioAmorebello e così mi giravo sempre, e le andavo pure incontro. Pure senza mangiare. Era una festa per me ogni giorno quando c’era lei. Ogni mattina l’aiutavo a svegliarsi. Sapevo che doveva lavorare e così puf alle 4 un bel salto sul letto. Lei non era mica tanto felice. Ma io avevo fame e lei doveva andare a lavoro. Invece mi rimproverava sempre che era troppo presto. Valli a capire questi umani, invece di ringraziare. Le davo il tempo necessario per prepararsi e per pensare anche a me. Invece si svegliava sbuffando. Ogni volta che tornava da lavoro era una festa. Le giravo attorno ai piedi. E lei sorrideva. Era felice così mi riempiva la ciotola di pellett.. Ma me lo guadagnavo eh! E poi doppia razione di coccole. Che bellezza. All’inizio era festa tutti i giorni. Stavamo sempre sempre insieme quando era a casa. Poi sono cresciuta. Non lo so cosa è successo. Ma ha smesso. Ha smesso di guardarmi. Ha smesso di darmi attenzioni. Ha smesso di sorridere. Se le giravo attorno mi spostava con il piede. Nemmeno più conny mi chiamava. Non mi chiamava. Io però aspettavo. Aveva avuto tanti momenti tristi. E pensavo fosse un momento triste. Allora saltavo sul letto per farle compagnia. Ma non voleva più. Così sono rimasta in un angolo. E ho aspettato. Poi un giorno mi ha messo in una scatola rigida scura. Quella che usavamo per andare da quell’ omino brutto che mi fa le siringhe.. Quello che lei chiama veterinario. Mi ha portato a casa di una persona. Ci sono tanti altri conigli in altri recinti qui. E se ne è andata. Io l’ho aspettata tanto. Tanto tempo. La aspetto ancora. Forse è andata a lavoro e questa giornata è interminabile. Deve lavorare tanto. Forse è tanto stanca. Ma non é più tornata. Io non so quanto tempo é passato però vedo gli altri coniglietti attorno a me che vanno e vengono. Alcuni se ne vanno per sempre. Non so dove. Io resto qua. Non mi faccio mica avvicinare dagli altri eh.. Mi manca troppo la mia padrona. Se poi torna e mi trova felice e contenta va a finire che dal lavoro non torna mica più. Aspetto. Ma sono tanto stanca di aspettare. Ogni giorno é uguale all’altro. Ogni giorno é vuoto. Ogni giorno é triste. Mi sento sola. Ho paura che non torna mica più la mia padrona. Ma cosa ho fatto? Se non torna ho fatto qualcosa. Ma cosa? Dove ho sbagliato?! Non lo faccio più. Non ti sveglio giuro. Non ti giro attorno se non ti va. Del pellett non mi frega. Però torna da me.. Non mi lasciare sola. Ti aspetto.. Tu però finisci di lavorare presto e vieni subito da me, perché mi sento tanto stanca e sola…”