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Capretti vivi da uccidere

Succede a Napoli. Alcune settimane fa, tra l’indignazione del web, è stata divulgata una foto nella quale veniva immortalato un furgone situato a Fuorigrotta, esattamente a piazzale Tecchio, con un cartello riportante la seguente dicitura: “Capretti vivi da uccidere”.

Il pubblico, sconvolto, non è stato certamente comprensivo e si è totalmente scatenato. Ma non si è trattato di nient’altro che di una provocazione per scuotere l’opinione pubblica sul tema del rispetto degli animali.

Lo scherzo è stato messo in atto da alcune persone di fanpage travestite da venditori.

Tutto ciò è stato organizzato come conseguenza alla decisione di non fare esporre capretti o agnelli morti nelle vetrine delle macellerie.

Roberta Gaeta, assessore alle politiche sociali con delega alla tutela della salute e degli animali del comune di Napoli, ha firmato un’ordinanza con la quale si fa divieto assoluto  di esposizione di ovini, caprini e altri animali in strada e nelle vetrine delle macellerie al pubblico.

Quindi non dovranno essere visibili animali macellati, interi o in quarti. Questi tagli devono restare nelle celle frigorifere secondo le norme di igiene alimentare. Lo scopo non è solamente di maggiore sicurezza e igiene, ma anche di rispetto del prossimo.

È sorprendente come possa aver reagito il pubblico. Ciò però dovrebbe farci riflettere perché i cittadini riescono ad indignarsi di fronte all’idea di poter scegliere quale animale indifeso uccidere e trasformare nel proprio pasto, ma continua a perseverare con la barbara usanza di mangiare capretti il giorno di Pasqua.

E tu a Pasqua cosa hai messo nel tuo piatto?

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Un mondo “gentile” è possibile…cronaca di una giornata insieme ad Animal Equality Italia

E’ possibile un mondo “gentile” in cui gli animali, proprio tutti gli animali possano vivere sereni e rispettati nella loro dignità di esseri senzienti? Noi ci crediamo da sempre, ecco perché abbiamo aderito con grande passione alla Giornata Mondiale dei Diritti degli animali promossa da Animal Equality Italia.

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Fonte: Animal Equality Italia

Era ancora mattina presto quando sabato 9 dicembre sotto un cielo plumbeo ed avvolti da un clima umido, che penetrava nelle ossa, ci siamo recati a Piazza del Popolo, per prendere parte all’evento promosso in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti degli Animali da Animal Equality Italia.

Una prima volta per qualcuno di noi, un ritorno al passato per qualcun altro, ma, in ogni caso, un esserci e un esserci con il cuore.

Impossibile non farsi travolgere da un’ondata di commozione al momento della lettura del comunicato stampa, scritto appositamente per la giornata e ripetuto più volte in italiano ed in inglese.

Parole crude, che trascinavano con sé immagini di morte e di dolore. Impossibile non commuoversi all’idea di un animale, che entra in un macello ed attende il suo turno per morire. Impossibile non sentire la sua stessa paura e, allo stesso tempo, provare frustrazione per la nostra impotenza, dal momento che qui e ora non possiamo far nulla perché tutto ciò cessi improvvisamente.

Perché alcune parole non sono solo vocaboli, ma vanno dritte in fondo, dirette all’anima e là si prova tutto il dolore per non essere ancora riusciti a fare abbastanza per gli animali da macello.

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Fonte: Animal Equality Italia

Che brutta espressione, vero’ Eppure è proprio così che li chiamano – animali da macello – e spesse volte anche gli stessi individui, che amano cani e gatti e, nel frattempo, si nutrono di altre vite come se un vitello o un maiale o un agnellino o una gallina o qualsiasi altro animale fosse meno degno di vivere di un cane e di un gatto.

Lascio fuori i conigli, perché qui c’è talmente tanta confusione che ancora non si capisce dove collocarli e, mentre se ne discute, noi abbiamo deciso ormai da tempo dove sistemarli: nelle nostre case e nei nostri cuori, dove nessuno può arrivare a far loro del male.

E quelle parole sabato sono, dunque, venute giù lapidee, come lame, ognuna portando con sé troppo, davvero troppo dolore.

Il corpicino di una maialina morta in un allevamento, senza nome e senza storia, è stata la testimonianza silenziosa di quanto male sappia fare l’uomo agli altri animali non umani, senza risparmiare neppure i cuccioli, vittime innocenti della stupida convinzione di poter avere tutto e tutti a nostro piacimento.

Personalmente quando sento parlare Marina Kodros di gentilezza, come ha fatto anche sabato e come recitava uno degli striscioni che erano parte della coreografia, sento un’emozione fortissima. Un groppo alla gola mi blocca il respiro ed è allora impossibile non lasciar scendere giù una lacrima, perché una vita spezzata meriterebbe il pianto di tutto il pianeta, nessuno escluso.

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Fonte: Animal Equality Italia

E dunque Marina ha sempre quest’effetto su di me e ogni volta che la incontro glielo ricordo. Un po’ perché la conosco e so quanta passione mette in tutto quello che fa, perché non è facile trattare la tematica degli allevamenti intensivi e continuare ad usare questa semplice parole, gentilezza, che trascina in sé la speranza non utopistica, ma forte e ricca di energie indispensabili per costruire un mondo antispecista e biocentrico.

Un po’ perché testimonianze come quelle di sabato servono per far vedere che non tutti gli esseri umani sono uguali e che comunque qualcosa si può fare…

La gentilezza è, allora, una sorta di arcobaleno in un cielo grigio ed apparentemente senza spazi di sereno.

Abbiamo davvero vissuto una mattinata intensa, che ci ha arricchiti e resi sempre più determinati a portare avanti la nostra mission per poter vivere in un mondo migliore, senza crudeltà e sofferenza per gli animali. Per questo il nostro ringraziamento va ad Animal Equality Italia e a tutti coloro che condividono il nostro stesso sogno…un sogno gentile e determinato!!!

Campagna “A tavola nascono nuovi eroi”…e nei piatti giacciono le loro vittime

 

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Oggi vogliamo fare una riflessione insieme a voi su questa campagna promossa dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali realizzata in collaborazione con l’Ismea. A segnalarcela una lettrice, che segue la nostra pagina facebook e che – esattamente come tutti noi – di fronte a quanto proposto è rimasta tra il basito e l’indignato. 

In poche parole si tratta di una pubblicità volta ad incrementare il consumo di carne di coniglio (con tanto di video ricette all’interno del sito), creata in un momento in cui gran parte del pianeta si sta interrogando sul come riuscire a ridurre la presenza di allevamenti e sta riflettendo relativamente a quanto questi ultimi siano non solo luoghi di tortura e di morte, ma anche principali cause dell’alterazione climatica a cui tutti assistiamo. Tutto sommato, quindi, ottimo tempismo.

Ma partiamo dal titolo della campagna, già di per sè notevolmente inquietante: A tavola nascono nuovi eroi.  Ma cosa ci sarebbe di così tanto eroico nel nutrirsi della carne di un animale, come il coniglio, di per sé inerme, che prima di arrivare in un piatto avrà sofferto e strillato mentre lo macellavano? Cosa ci sarà di altrettanto eroico nel cibarsi di un animale, che è il terzo per presenza nelle nostre case e che sta andando verso il riconoscimento di titolo di pet?

Difficile da comprendere…eppure non siamo persone prive di fantasia!

Inoltre gli eroi, che qui vediamo in foto, sarebbero questi qui? Ma chi li ha scelti come tali? Noi crediamo che gli eroi siano altri, siano coloro che si battono ogni giorno per non vedere più carne nei piatti e che, invece, si ritrovano improvvisamente ad imbattersi in queste brutture, tra l’altro finanziate con i nostri soldi, visto che si tratta di una campagna ministeriale.

Nel sito si ricorda, anche, come la carne di coniglio sia ricca di proteine (e per essere i più convincenti possibili hanno anche messo delle tabelle sinottiche, facendo confronti con altri poveri animali). Peccato che si ometta di dire, però, che quelle proteine non sono affatto le nostre, ma sono le proteine di un altro essere vivente, al quale servivano sicuramente molto più che a noi, che possiamo prenderle da diversi alimenti vegetali. 

Insomma come la guardi la guardi questa campagna è proprio brutta, derisoria nei confronti dei conigli e fortemente anacronistica. Tutto ciò, per chi è un pò dentro al settore, ci fa sorgere, quindi, un dubbio.

Da tempo, ormai, la televisione ci propina improbabili immagini pubblicitarie di vacche felici nei pascoli e di polli e galline, che crescono liberi allevati a terra, quasi contenti di finire tutti nei nostri piatti.

Prima non si erano mai viste delle pubblicità del genere. Sarà forse un indicatore del fato che il consumo della carne sta calando e che le industrie legate a questo settore sono in crisi? In alcuni supermercati i reparti macelleria stanno chiudendo e questi sono fatti e non parole… Il numero di vegetariani e vegani sta aumentando e anche questi sono fatti e non parole, quindi forse gli eroi non sono su un aereo, ma ben ancorati a terra e, se pur con grande fatica, stanno facendo la loro parte.

A proposito: il Ministero ci ricorda che relativamente a questa campagna Tutti i diritti sono riservati. Direi state tranquilli, non credo che qualcuno abbia solo la minima intenzione di rubarveli, visto il contenuto esistente. 

Noi i conigli amiamo vederli sì in casa e anche in cucina, ma liberi di correre e incapaci di provare paura, perché sanno di essere al sicuro. Noi, quando incontriamo una vita sappiamo riconoscerla, e non saranno questi eroi a farci cambiare idea. Preferiamo camminare a piedi piuttosto che volare, ma ci teniamo ben stretti ideali e principi e non saranno campagne come questa a fare la differenza, né ora né mai!

Angora, ecco cosa realmente celano gli allevamenti di questa razza di conigli

Sono, ormai, molte le inchieste condotte negli allevamenti di conigli d’angora, altrettante le denunce e numerose le petizioni per chiedere di chiuderli, ma, al momento, nulla sembra cambiare.

Ieri parlando con una mia amica grafica, per chiederle qualche suggerimento su una possibile campagna a favore dei conigli, mi sono sentita fare la solita domanda: “Ma parli di conigli da carne o di conigli da compagnia?“. Credo che questo sia il nocciolo della questione. Anche mettendo la parola “coniglio” su qualsiasi motore di ricerca su internet, appaiono indifferentemente notizie sui conigli cosiddetti d’affezione, come anche ricette sul come preparare la carne di questi animali.

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Fonte: One Voice

Quindi, benché sia il terzo animale domestico presente nelle nostre case, subito dopo cani e gatti, tuttavia il coniglio ancora trova notevoli difficoltà per essere riconosciuto a tutti gli effetti un pet.

Quando, poi si sposta l’attenzione dai fornelli della cucina agli armadi delle camere da letto, le cose peggiorano nettamente. Infatti, molti ancora ignorano le condizioni in cui sono costretti a vivere i conigli d’angora (tralascio quelli che pensano che l’angora sia una pecora – e non sono pochi -, perché questo la dice lunga sulla nostra attenzione verso il mondo animale!).

Ecco, negli ultimi anni in particolare alcune organizzazioni mondiali, come la PETA o One Voice, hanno condotto delle inchieste all’interno degli allevamenti dei conigli d’angora, diffondendo immagini atroci e chiedendo la loro chiusura, ma nulla sembra per ora cambiato.

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Fonte: One Voice

Per chi, come noi di Amiconiglio, i conigli – come tutti gli altri animali – sono considerati dei membri della famiglia, non è neppure ipotizzabile l’idea di poterli sfruttare per qualsivoglia motivo, ma l’industria redditizia, e non poco, dell’angora non la pensa affatto così.

Sofferenza e morte, dolore e terrore in questi allevamenti sono le parole d’ordine e il silenzio regna solo quando tutto è finito.

I conigli, infatti in queste realtà vivono all’interno di gabbie singole molto strette e prive di pavimentazione e non escono se non nei momenti, in cui viene letteralmente strappata loro la pelliccia con le mani, dopo averli legati ad un tavolo, immobilizzando loro la testa e le zampe posteriori.

Le loro urla strazianti, in quei momenti, riempiono l’aria e il più delle volte questo avviene di fronte agli altri animali, che sono in attesa del loro turno. Tutto ciò’, come hanno mostrato i video realizzati dagli attivisti, crea una situazione di shock in gran parte degli animali, che rimangono bloccati dal terrore.

Chi ha seguito le indagini all’interno degli allevamenti d’angora, come Muriel Arnal, la presidente e fondatrice dell’associazione One Voice, ha testimoniato quanto vissuto in prima persona, con queste parole: “I conigli soffrono, piangono, è inaccettabile. A volte la pelle si strappa quando vengono depilati ogni tre mesi”. 

Parole forti, che arrivano dritte al cuore e lasciano un segno. Proprio come le immagini, che vedete qui e che sono sempre state scattate dagli attivisti di One Voice in Francia, dove l’industria dell’angora ha un fatturato importante e produce circa tre quintali e mezzo di angora all’anno, poi impiegata per la realizzazione di capi di moda o di alcuni filati.

Lo strappo del pelo viene pratico all’incirca ogni tre mesi e, una volta reso il coniglio nudo, lo si fa vivere al freddo, così da accelerare i tempi di ricrescita della pelliccia.

Alla fine del suo ciclo di produzione, in un’età compresa tra i 2 ed i 5 anni, il coniglio viene ucciso (generalmente per taglio della gola) e la sua carne venduta, benché non sia per il mercato di riferimento una carne pregiata, ma solo di seconda scelta.

Oggi circa il 90% degli allevamenti d’angora si trova in Cina, dove c’è scarsa attenzione normativa al benessere animale (basti pensare anche alle fattorie della bile) e qui annualmente vengono uccisi più o meno 50 milioni di conigli d’angora.

Alcune aziende, a seguito delle inchieste portate avanti dalle associazioni e dei video realizzati, hanno deciso nel corso degli anni di interdire la vendita di prodotti d’angora e tra queste vanno ricordate: H&M, Tommy Hilfiger, Next, Marks & Spencer, ASOS, Topshop e Calvin Klein.

Ma molte altre continuano a vendere sciarpe, maglioni, guanti e tantissimi altri capi d’angora. In attesa che la legislazione cambi, quindi, come sempre la differenza dobbiamo farla noi.

E’ importante sempre leggere le etichette di quello che acquistiamo ed imparare a riconoscere le materie prime usate per la realizzazione di qualsiasi capo di abbigliamento. 

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A breve sarà di nuovo Natale, ecco stiamo attenti a ciò che inseriamo nella nostra lista dei regali. Troppo facile, infatti, accarezzare il proprio cane o bearsi alle fusa del proprio gatto e intanto indossare maglioni o altro, che portano in sé solo un’infinita sofferenza.

In fondo la vanità di un accessorio non può mai giustificare qualsiasi forma di violenza, come quella che si può vedere nelle immagini presenti nell’articolo. A noi, in particolar modo, i conigli – come ogni altro animale – piace vederli liberi, felici, capaci di poter interagire con un essere umano senza dover aver paura di lui, e non tristi protagonisti delle nostre tavole o dei nostri armadi.

Leggere un’etichetta richiede pochi minuti e nulla più, ma davvero può fare la differenza, come in questo caso. L’offerta di un prodotto, come ben sappiamo, è sempre dettata dalla domanda, quindi sta a noi contribuire alla riduzione, fino alla scomparsa totale dell’acquisto dell’angora.

Un’ultima considerazione: la scelta di inserire queste immagini non è dettata né dal voler fare sensazione, né, tanto meno, dal mostrare una violenza inutile. Tale scelta è stata da parte nostra voluta per rendere a pieno l’idea di cosa stiamo parlando, affinché i soliti ben pensanti non possano dire una delle tipiche frasi alibi: “Che esagerazione! Da sempre gli animali producono la lana e gli uomini la utilizzano per coprirsi“. Ecco, al di là del fatto che, ormai da qualche millennio siamo usciti dalle caverne, per cui abbiamo anche altri modi per non sentire freddo, in ogni caso qui c’è davvero uno di quei casi di annullamento del rispetto della vita e questo non possiamo in alcun modo tollerarlo, né tanto meno ignorarlo.