Archivi categoria: Sfruttamento animale

Lo spot Algida e il coniglio…una vera vergogna

Bella l’estate, bella l’idea dei cornetti vegan, bello tutto ciò che vuoi, ma questa pubblicità, cara Algida, proprio no, non va bene….

Come associazione amiCOniglio, in qualità di volontari che da dieci anni si occupano della difesa e della tutela dei conigli, bocciamo sotto ogni punto di vista l’immagine mostrata all’interno del video di questo animale, da voi usato per reclamizzare un prodotto.

Prima di continuare, per chi non avesse mai visto lo spot di cui stiamo parlando, potete vederlo ora semplicemente cliccando su questo link.

Una pubblicità disinformativa e davvero poco educativa, che in pochi secondi va ad affermare esattamente l’esatto contrario di quanto, da tempo ormai, le associazioni animaliste sottolineano con grande energia.

In poche parole: un coniglio che esce da uno zaino (a parte lo stereotipo altamente superato di questo animale che compare da un accessorio di moda, un tempo un cilindro ora uno zaino) è un’immagine che noi bocciamo a pieno.

Prima di tutto perché un coniglio è un animale, ossia una vita, un essere senziente, una creatura vivente con tutte le sue caratteristiche di specie, nonché tutti i suoi diritti e necessità di tutela e non un oggetto, come questa pubblicità sembra voler far vedere.

Infatti, e non è un caso, il ragazzo che lo tira fuori dal suo zainetto, lo fa dopo aver prima estratto un frutto, poi una bottiglia e, infine, eccolo qui…un coniglio! Non fa ridere e non ci fa neanche una bella figura l’adolescente (altro luogo comune che si debba puntare sempre sulla simpatia tendente al ridicolo, mai sull’intelligenza per attirare l’attenzione del sesso opposto), che appare nel filmato.

Inoltre far prendere un coniglio per le orecchie rasenta la lesività non solo fisica, ma anche etica dell’immagine di questo animale.

I conigli non vanno mai – e ripetiamo MAI – sollevati per le orecchie. Ma a che tempi siete rimasti? Ai fumetti di un secolo fa? Se non altro quelli erano disegni, ma qui no…Magari chi vede il vostro spot e non ha dimestichezza con questa specie animale, potrebbe prendere un coniglio esattamente così, per le orecchie!

Ed anche se fosse stato un peluche e non un coniglio in carne ed ossa, comunque, avreste dato un’idea completamente sbagliata di come ci si deve relazionare con questo piccolo amico a quattro zampe.

Altro messaggio, quindi, fortemente disinformativo, appunto tendente al lesivo, se non addirittura al veder crearsi gli estremi per un reato di istigazione al maltrattamento animale.

Proprio per questo motivo chiediamo che la pubblicità in questione segua il suo titolo, Falla semplice, e davvero semplicemente come è apparsa, così sparisca. Ci rimane il forte interrogativo su come si faccia, da un lato, a voler produrre prodotti vegan, quindi a voler dare un’immagine della propria azienda di attenzione verso gli animali, e dall’altro a non informarsi proprio sui principi basilari, prima di inserire un qualsiasi animale in una pubblicità.

Potrebbe sorgerci il dubbio che la scelta di produrre i cornetti vegan sia solo commerciale, ma non vogliamo pensare male. Quindi, siamo pienamente fiduciosi in una vostra svista, che porterà all’immediata eliminazione della pubblicità e magari alla sua sostituzione con qualche altro spot davvero educativo ed utile.

Intanto, in attesa di avere notizie, per la prossima estate faremo a meno dei vostri prodotti e come noi anche molti altri animalisti, che ci hanno contattato proprio in merito a questo spot.

Nel frattempo andate a documentarvi sui conigli, sulla loro complessità, sul loro carattere, sulle loro necessità…ne scoprirete delle belle!

Annunci

Green Hill, no alla vivisezione

Perdurare nel trincerarsi dietro la scusa della ricerca scientifica è solo un pretesto per voltarsi da un’altra parte ignorando la sofferenza e il patimento di esseri viventi, che come tali, hanno pienamente diritto ad una vita dignitosa e rispettosa, tanto quanto gli esseri umani” (Walter Caporale, presidente dell’associazione Animalisti Italiani Onlus).

È  successo a Roma il 28 aprile 2012 ed ha segnato un vero e proprio progresso nella battaglia contro la vivisezione. Una vittoria senza precedenti e un traguardo rilevante per il nostro Paese, la liberazione dei beagle di Green Hill, destinati alla vivisezione, ha segnato una svolta nella lotta contro la sperimentazione animale, ma soprattutto, ha cambiato il futuro di ben 2639 cani.

Ha inizio la liberazione di quelli che ormai non vengono considerati animali ma oggetti, da parte degli animalisti che riescono a scavalcare le recinzioni del’allevamento, e si introducono nei capannoni per liberare i cuccioli.

vivisezione

Sono passati sei anni dell’accaduto, che può definirsi a tutti gli effetti una vera e propria vittoria, ma non basta. Nell’Unione Europea sono 12 milioni le vittime animali sacrificate ogni anno in nome della sperimentazione. Un massacro che non avrebbe ragione di esistere attraverso l’adozione di metodi alternativi di ricerca e con l’acquisto di prodotti non testati.

Ci sono aziende italiane ed europee che hanno deciso di aderire ad uno standard Cruelty Free e non testano i propri prodotti finiti e nemmeno gli ingredienti. Si tratta delle famose POSITIVE LIST.

Primo consiglio: non farsi ingannare dalle etichette e controllare le differenze tra prodotti.

  1. Prodotto finito non testato su animali:
    significa che gli ingredienti con cui è composto il prodotto possono però essere stati testati su animali.
  2. Prodotto non testato su animali:
    equivale alla scritta sopra, non dà nessuna informazione specifica, il prodotto è l’insieme dei vari componenti, che se di nuova formulazione sono stati testati.
  3. Testato clinicamente:
    significa che il prodotto è stato testato su volontari umani, ma potrebbe essere stato testato anche sugli animali (o potrebbero esserlo stati gli ingredienti).
  4. Testato dermatologicamente:
    significa che il prodotto (o gli ingredienti) è stato testato sulla pelle, ma non specifica se di uomini o animali.
Vivisezione-conigli
Fonte. All4animals.it

Prodotti da evitare:

Acquafresh, Adidas, Alviero Martini (profumi), Atkinsons, Axe/Apollo/Africa, Antica Erboristieria, AZ, Belle Color, Biomedic, Biotherm, Bausch&Lomb, Cacharel (profumi), Cadonett, Calvin Klein, Camay, Casting, Cerruti (profumi), Chloè (profumi), Chopard (profumi), Clear, Clearasil, Colgate, Country Colors, Coco monoi, Davidoff, Demak’up, Denim, Dignity, Dimension, Donge, Douss-Douss, Dove, Drakkar Noir,Dr. Scholl’s, Dunhill, Elisabeth Arden, Elnett, Elvive, Excellence, Fabergè, Feria, Fructis Garnier, Fx Studio, Gattinoni (profumi), Gillette, Giorgio Armani (profumi), Giorgio Beverly Hills (profumi), Glicemille, Gloria Vanderbilt, Grafic, Guy, Head&Schoulders, Helena Rbubinsten, Huggies, Hugo boss, Infasil, Intervallo, Intima di Karinzia, Iodosan, Isabella Rossellini’s Manifesto, Jean Louis David, Johnson&Johnson, Keramine H, Kerastase, Kleenexe, Klorane, Kukident, Lactacyd, Lancaster, Lancome, La Roche Posay, Laura Biagiotti (profumi), Leocrema, Lines (assorbenti adulti), Lines Lei, Linidor, L’Oréal, Lux, Lysoform, Macleens, Matrix, Max Factor, Maybelline, Mennen, Mentadent, Milton, Movida, Karl Lagerfeld (profumi), Keramine H, Kerastase, Kukident, Napisan, Neutralia, Nidra, Noxzema, Natura, Neutromed, Neutromed Deo, Neutromed ph 3,5, Nordic Colors Oil of Olaz, Oral-B, Palmolive, Palma Ricasso (profumi), Pampers, Pantene, Pepsodent, Phas LarochePosay, Plax, Plenitude, Pond’s, Polident, Ralph Lauren (profumi), Recital, Redken, Rexona, Rimmel, Rochas, Restive oil, Saugella, Senz’acqua Lines, Squibb (dentifricio), Studio Line, Shiseido, Scotonelle, Strep, Sunsilk, Sergio tacchini (profumi), Tampax, Timotei, Tempo, Taft, Topexan, Ultra Dolce Garnier, Valentino (profumi), Veet, Vichy, Vidal, Viva Wella, Vital Colors.

Spesso per fare la differenza non è necessario un grande colpo di scena, ma semplicemente una piccola scelta, una piccola azione, che sommata a quella di tante altre persone può veramente rivoluzione la realtà dei fatti.

“Le nutrie?! Mangiamole nei ristoranti e nelle sagre”

La nutria è un mammifero molto simile al castoro (per questo talvolta chiamata castorino) anche se ha una coda tonda e dimensioni minori e appartiene alla famiglia dei roditori.

Un tempo questo animale era molto diffuso nella zona dell’America meridionale, ma l’interesse nei confronti della sua pelliccia ha spinto l’uomo alla caccia indiscriminata, provocandone quasi l’estinzione. Per ovviare a questa problematica, le nutrie sono poi state allevate in cattività per favorirne la riproduzione e il ripopolamento della specie ed è stata regolata la caccia. La diffusione della nutria in Europa è avvenuta volontariamente, come nel caso dell’Italia: la sua pelliccia infatti non ha raccolto grandi interessi, così molte nutrie sono state liberate e le conseguenze sono state assurde.

Diffusione non recente, ma conseguenze ancora attuali.

messaggero
Fonte: Il Messaggero

Gerre de Caprioli è un piccolo paese cremonese in riva al Po, invaso da nutrie, che amano sostare agli argini dei fiumi. Il sindaco Michel Marchi ha pubblicato recentemente su Facebook un post nel quale parla (e conferma di averlo fatto molto seriamente) di come secondo lui andrebbe risolto il problema “mangiamole nei ristoranti e nelle sagre”.

Inutile parlare dello scalpore che può aver suscitato una tale affermazione, soprattutto quando a pronunciarsi in questi termini è  una delle persone, che dovrebbe aiutare a trovare la risoluzione al problema provocando quanti meno danni possibili sia per la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente , sia per la salvaguardia della specie animale.

Inoltre, determinate affermazioni devono essere fatte con coscienza. Chi ha un simile ruolo e “potere” – ed un sindaco ha una posizione tale da essere comunque al centro di numerosi dibattiti e di eventi di cronaca,sia pur di un piccolo paese- deve comprendere che, la propria parola deve essere da esempio per gli altri. E quale esempio migliore può essere quello di rispettare il prossimo?! Qui non si parla solamente del rispetto dell’ennesimo animale indifeso che viene ucciso (sempre a causa dell’uomo che ne genera prima la diffusione e poi cerca di trovare una soluzione – la più semplice – per evitare il sovraffollamento di un territorio) , ma del modo in cui un tale argomento è stato trattato. L’immagine per un sindaco è importante. E quindi, si suppone, che nel considerare determinate ipotesi (così drastiche, così forti, che mettono a rischio la vita di un altro essere vivente) si possa utilizzare un linguaggio differente, e non così spicciolo da poter definire “la carne di nutria quasi più buona di quella di coniglio”.  Un sindaco si dovrebbe rivolgere a tutti i cittadini, adulti, bambini, più sensibili, meno sensibili, onnivori, vegetariani. Un sindaco deve tutelare tutti indistintamente. Deve argomentare.

Ed ecco l’ennesima conseguenza dell’intervento umano. Ennesimo episodio, che lascia ancora alcuni increduli.

Eppure la nutria è un animale molto simpatico.

dagospia
Fonte: Dagospia

Fisicamente è un animale di medie dimensioni con un peso che varia tra i 5 e i 10 kg (i maschi sono più grandi delle femmine). Il mantello è marrone scuro e i peli sono lunghi e rigidi e proteggono un sottopelo più soffice, morbido dai toni del grigio. La coda è più corta di tutto il corpo, ma può raggiungere anche i 60 centimetri di lunghezza. Come roditori, le nutrie ricordano molto i castori, possiedono una dentatura con incisivi larghi e robusti, molto sporgenti rispetto al resto dell’assetto. Il corpo risulta compatto, tondeggiante, un po’ goffo e tozzo. Vivono prevalentemente in acqua, per questo le zampe posteriori appaiono palmate con quattro dita, più uno libero che viene utilizzato per pettinare la pelliccia. Quelle anteriori sono più lunghe, non palmate, con artigli utili per scavare.

La nutria predilige zone dove vi è la presenza di acqua, emergendo solitamente durante la notte. Può rimanere in apnea anche per dieci minuti, alla ricerca di cibo, quindi scava tane e cunicoli complessi oppure utilizza anfratti di altri animali. La nutria vive in piccoli gruppi preferibilmente femminili, dediti alla costruzione di impalcature dove riposare e nutrirsi. Ama cibarsi di prodotti di origine vegetali quali alghe, tuberi, erbe, radici, ma anche prodotti di coltivazione come barbabietole da zucchero, soia, ortaggi, riso, grano e mais e qualche volta piccoli animaletti. Generalmente vivono fino a cinque anni, sempre se non diventano vittime di qualche animale predatore. Per quanto riguarda la riproduzione le nutrie partoriscono due o tre volte l’anno per un minimo di un cucciolo fino a tredici.


zooplus.it

Sono animali molto simpatici. In alcuni casi le nutrie si lasciano addomesticare e ci sono casi di nutrie che vivono la propria vita anche assieme ad un cane compagno di giochi. Non è semplice tenerle in casa perché in realtà hanno bisogno di zone dove ci siano fiumi e corsi d’acqua, ma in casi estremi, per poterle salvare da situazioni particolari, non è impossibile creare l’ambiente giusto.

La nutria è un animale molto docile, per nulla aggressivo verso l’uomo o altre specie. È  molto pulito e passa gran parte del tempo a curare il mantello. Non attacca spontaneamente né l’uomo né altri animali: se infastidita o minacciata preferisce allontanarsi.

Solo se messa alle strette e senza vie di fuga si difende (come farebbe qualunque altro animale) con il morso, che risulterebbe doloroso e pericoloso a causa dei grandi incisivi. Se abituata da piccola rappresenta un ottimo animale da compagnia, a patto ovviamente di avere un ambiente adatto in cui mantenerla.

Concludo ricordando infine che in Italia l’aggiornamento della legge n. 157/92 ha modificato la tutela nei confronti dell’animale, la sua caccia è, comunque, illegale come le metodologie cruente e violente che sono sconsigliate.

Alcuni segni di maltrattamento, di cui dubitiamo dell’esistenza

kopi luwak
Kopi Luwak

Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?!” sì, ma se avesse un costo e quel costo fosse la vita di un animale indifeso?!

Il Kopi Luwak, il caffè di civetta (o caffè di zibetto asiatico), è il caffè più caro al mondo (può costare oltre 300 euro al chilo) e deriva dalla defecazione di chicchi di caffè, provenienti direttamente da un animale tenuto in prigionia.

Viene sfruttato il metabolismo della civetta (luwak) alla quale viene impostata come dieta alimentare l’assunzione di bacche di caffè. La civetta metabolizza solo la parte interna del caffè e defeca una tipologia di chicco meno amarognola e più adatta alla produzione di bevande.

Per produrre questo tipo di caffè questi animali vengono strappati dalla vita selvatica, imprigionati in gabbie e costretti ad un’alimentazione insufficiente.

loris
Loris lento

Ha gli occhi più dolci che esistano ed ha spopolato sul web, ma in realtà era vittima di torture. Di chi si tratta? zooplus.it

Parliamo del Loris lento (la simpaticissima scimmietta del cartone Madagascar).

Questo povero animale non solo è in via d’estinzione, ma viene anche catturato e venduto come animale domestico.

Per essere venduto come tale, essendo di natura selvatica, gli vengono strappati i denti con delle pinze e senza anestesia perché il morso è doloroso e può generare reazioni allergiche.

Inoltre, questi piccoli amici non amano affatto il solletico e, quando nei video alzano le braccia, è una chiara segnalazione di malessere, stanno infatti cercando di difendersi con la produzione di veleno attraverso le ghiandole presenti sotto le ascelle che poi rilascerebbero con il morso (che sono impossibilitati a dare).

L’ultima tendenza del momento?

La pelle d’asino.

Recentemente si sta diffondendo la credenza (non fondata del tutto scientificamente) che la pelle d’asino possa avere effetti positivi sulla libido, sull’invecchiamento e sugli ormoni riproduttivi femminili.

asino
Asini

Per questo motivo vengono uccisi ogni anno milioni di asini, tanto da far diminuire la popolazione globale di asini. Come se non bastasse l’uccisione avviene anche in modo brutale.

Questi sono solo alcuni esempi di maltrattamento animale, di cui neppure conosciamo l’esistenza. Ogni giorno si verificano in qualsiasi parte del mondo altrettanti episodi di maltrattamento. La specie animale cambia, così come anche modi , mezzi e tempi. Ma il risultato resta sempre lo stesso.

Fermiamo queste torture! Diffondiamo l’informazione. Firmiamo le petizioni. Per noi è un minuto perso, per loro è una vita guadagnata.

Capretti vivi da uccidere

Succede a Napoli. Alcune settimane fa, tra l’indignazione del web, è stata divulgata una foto nella quale veniva immortalato un furgone situato a Fuorigrotta, esattamente a piazzale Tecchio, con un cartello riportante la seguente dicitura: “Capretti vivi da uccidere”.

Il pubblico, sconvolto, non è stato certamente comprensivo e si è totalmente scatenato. Ma non si è trattato di nient’altro che di una provocazione per scuotere l’opinione pubblica sul tema del rispetto degli animali.

Lo scherzo è stato messo in atto da alcune persone di fanpage travestite da venditori.

Tutto ciò è stato organizzato come conseguenza alla decisione di non fare esporre capretti o agnelli morti nelle vetrine delle macellerie.

Roberta Gaeta, assessore alle politiche sociali con delega alla tutela della salute e degli animali del comune di Napoli, ha firmato un’ordinanza con la quale si fa divieto assoluto  di esposizione di ovini, caprini e altri animali in strada e nelle vetrine delle macellerie al pubblico.

Quindi non dovranno essere visibili animali macellati, interi o in quarti. Questi tagli devono restare nelle celle frigorifere secondo le norme di igiene alimentare. Lo scopo non è solamente di maggiore sicurezza e igiene, ma anche di rispetto del prossimo.

È sorprendente come possa aver reagito il pubblico. Ciò però dovrebbe farci riflettere perché i cittadini riescono ad indignarsi di fronte all’idea di poter scegliere quale animale indifeso uccidere e trasformare nel proprio pasto, ma continua a perseverare con la barbara usanza di mangiare capretti il giorno di Pasqua.

E tu a Pasqua cosa hai messo nel tuo piatto?