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AAA conigli cedesi, regalasi, svendesi….insomma fate come volete, ma per loro qui non c’è più posto

L’empatia è definibile come la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di assumere il suo punto di vista per comprendere cosa egli provi in uno specifico momento e, quindi, cercare di capire anche quali siano le motivazioni di alcune sue scelte.

Fin qui diciamo che il discorso fila, anzi non fa una piega e sembra anche un concetto molto semplice da mettere in pratica. Iniziano, però, a crearsi delle piccole increspature, che con il tempo diventano poi delle onde insormontabili, nel momento in cui si deve affrontare uno dei momenti più difficili della giornata di un volontario: l’apertura quotidiana della mail e la lettura delle sempre più numerose proposte di cessione, che quotidianamente arrivano.

E qui la situazione inizia davvero ad oscillare, facendoci sobbalzare tra stati di rabbia omicida e di puro sgomento, fino a vere e proprie manifestazioni isteriche, dettate dall’assurdità dei messaggi, che siamo costretti a leggere, e dal senso di frustrazione e di impotenza, che sempre più spesso ci pervade: “Cedo il mio coniglio perché cambio casa e nella nuova non c’è spazio anche per lui!”. Scusa? Ma di che spazio stiamo parlando? Un coniglio deve stare libero in casa, quindi calpesta il tuo stesso pavimento e come hai spazio per te, lo devi necessariamente avere anche per lui, è una questione di fisica e non un gioco di magia o di incastri.

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Devo lasciare il mio coniglio perché lavoro e non me ne posso occupare!” Credo che tutti lavoriamo – pensa che noi facciamo anche volontariato! -, ma troviamo tempo anche per altro, se no saremmo una società di automi alienati no? E poi lavori da oggi forse? No spesso da tempo, solo che improvvisamente non si ha più tempo…

Ma andiamo avanti ancora: “Vi chiedo di prendervi il mio coniglio perché sono diventata allergica!” e questa è la scusa più gettonata, ci tengo molto a dirlo per tutti coloro che non sono addetti ai lavori, ebbene sappiate che le allergie ai conigli, ai cani, ai gatti, ma anche alle tartarughe o ai pesci rossi sono all’ordine del giorno! A chi lo dici che sei allergica, pensa che io stessa sono allergica anche al fieno e come me diversi altri volontari lo sono, ma riusciamo a sopravvivere malgrado tutto e poi te ne accorgi dopo magari quattro o cinque anni, che vivi con lui?

Diciamo che potrei andare avanti per pagine e pagine, ma credo che un’idea della situazione ce la siamo fatta tutti quanti no?

E da qui poi la rabbia sale quando, nella seconda parte della mail, si passa alla descrizione del proprio animale – ossia lo stesso che si sta in qualche modo abbandonando – e se ne fauna descrizione intrisa di elementi di pietismo, frammisti a lodi ed esaltazione della bellezza e della bontà del soggetto, quasi fosse uno spot pubblicitario creato appunto per indurre il consumatore (che sarebbe sempre lo sventurato volontario) all’acquisto della merce (che poi altri non è che l’altrettanto sfigato coniglio).

E’, ormai, una guerra quotidiana: volontariato contro il resto del mondo incosciente, che non ha ancora imparato che un animale è un essere senziente e come tale va trattato e rispettato. E, per quanti conigli riusciamo a sistemare, ebbene altrettanti, ma direi molti di più, ce ne segnalano.

Ora vorrei solo invitare ad una riflessione tutti quelli che si siedono davanti alla tastiera e con infinita leggerezza ci scrivono che vogliono dar via quel piccolo amico a quattro zampe, che, ignaro di tutto, magari nel frattempo sta giocando vicino alle loro gambe e li sta guardando, incuriosito e in attesa di coccole. La mia domanda è: ma presa una decisione del genere, poi come fate a dormire tranquilli la notte? Avete una minima idea del trauma, al quale state sottoponendo il vostro coniglio, nel momento in cui lo sfrattate dalla sua casa per affidarlo a degli estranei? Vi siete mai fermati a riflettere, almeno per un secondo, rispetto a quanta sofferenza prova un animale, quando improvvisamente viene sradicato da dove sta e deve ricominciare necessariamente tutto dal principio in un nuovo ambiente? Nuovi odori, nuovi rumori, nuovi compagni di viaggio, nuovo tutto e per una preda tutto ciò è fonte di stress inesauribile.

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Noi ce lo chiediamo ogni giorno, ci poniamo mille domande, soprattutto quando ci troviamo di fronte a quei trasportini, affidatici con tanta leggerezza, all’interno dei quali scorgiamo due occhi terrorizzati, che non sanno ancora che cosa sta succedendo.

Quindi noi lo sappiamo bene cosa succede e ce lo continuiamo a ricordare ogni giorno quando, chiusa finalmente quella maledetta mail, passiamo poi a dar da mangiare o a dispensare coccole a quegli stessi animali, che solo poco prima una casa loro l’avevano e che, invece, ora sono dei clochard.

Clochard in casa nostra o anche nei nostri negozi (eh si ci sono anche volontari che mettono disposizione il proprio posto di lavoro pur di accogliere un animale ceduto), quindi amati e curati, ma comunque senza più la loro vecchia famiglia e i loro punti di riferimento.

E così, ogni volta, ricominciamo a scrivere in qualche modo la storia di ognuno di loro: nuova adozione, inserimento, spostamenti vari…insomma un processo lungo ed articolato, che richiede tempo ed energia costante (tralascio la parte delle risorse economiche, per non aprire un altro baratro, da cui poi sarebbe difficile risalire, anche perché, il più delle volte, gli animali ceduti non sono né sterilizzati, né vaccinati!).

Eppure, malgrado questo bollettino di guerra, il volontario non molla, continua ad illudersi che un mondo migliore sia possibile e, quindi, rimane fermo là tra computer, recuperi e giri vari per far sì che queste piccole creature possano trovare un po’ di pace e di serenità.

Spesso, leggendo i messaggi della nostra chat whatsapp, penso che siamo come tante formichine impazzite ed organizzate al tempo stesso: corriamo, trasportiamo macigni anche essendo minuscoli, non ci fermiamo di giorno e di notte, ma alla fine qualche successo a casa lo portiamo.

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In definitiva quindi dire che una vita non si compra (tra l’altro va anche detto che molti di questi animali ceduti vengono da allevamenti, quindi si è anche sostenuto un costo – e che costo! – per averli) è riduttivo, ma dire che non si abbandona è doveroso ed eticamente corretto.

Non me ne abbia a male chi per motivi davvero gravi è stato costretto a separarsi del proprio coniglio; queste poche righe non intendono in alcun modo essere un giudizio, ma, bensì, una semplice riflessione ad alta voce, che volevo condividere con tutti i volontari. E, poi, come si dice? Ognuno risponde alla propria coscienza e ognuno poi attenderà quel che è il proprio karma.

Alla fine di ogni giornata, comunque, in genere qualche coniglio lo abbiamo sistemato, ma il domani è sempre in agguato e la mail sta là, pronta con nuove segnalazioni. Sarebbe bello ogni tanto anche essere invasi da richieste di adozioni, tutte pronte là, con la stessa identica energia delle cessioni, anche adozioni a distanza non importa…Sogni, sogni, ma mentre andiamo a dormire e come ultima cosa facciamo una carezza ad uno dei tanti conigli recuperati e lo guardiamo negli occhi, ci diciamo: “Che male c’è? I sogni non costano nulla ed aiutano a vivere meglio! Dormi piccolino che ormai sei al sicuro….Buonanotte!”.

RICORDIAMO A TUTTI CHE I CONIGLIETTI QUI IN FOTO CERCANO CASA

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La mia prima esperienza come stallante AmiConiglio

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24 Aprile 2019. “Abbiamo un’emergenza, due coniglietti a Napoli necessitano urgentemente di sistemazione momentanea”. Panico ed impotenza. È questo ciò che si prova quando un coniglio, dell’associazione o non, ha bisogno del nostro aiuto, ma noi, con i pochi mezzi, e le poche risorse che abbiamo, ci serviamo della collaborazione e dell’Amore di questa grande famiglia formata da volontari uniti da un unico scopo, salvare chi ha bisogno. Non potevo restare nuovamente immobile e impotente. Erano tutti disperati e preoccupati da Roma. Il tempo era poco e bisognava agire immediatamente, dovevo trovare uno spazio anche dove uno spazio non c’era. Giornata sbagliata quella in cui era successo, i dolori fisici mi sovrastavano da giorni, ma non abbastanza per impedirmi di agire. E così mi sono inventata uno spazio dove spazio non c’era e un tempo dove tempo non c’era. Dopo lavoro ho fatto una piccola tappa per procurarmi del cibo per loro e con un piccolo aiuto esterno ho allestito e risistemato quella che sarebbe diventata la loro casa per un po’. Stremata e affamata ho poi aspettato che arrivassero. Erano proprio belli come me li immaginavo, Marx e Trudy. Più grandi di quanto mi aspettassi. E la loro ormai ex padrona mi aveva portato tutte le loro cianfrusaglie. Ne erano tantissime. Probabilmente non sarei mai riuscita a dargli così tanto, ma gli avrei dato tanto amore se me ne avessero dato modo, in cuor mio pensavo questo. Marx era arrabbiatissimo. Sembrava una furia negli scatti. Batteva le zampe e non si lasciava avvicinare in alcun modo. Neppure quando ero io ad aspettarlo, completamente stesa per terra e ricoperta di pellett, il loro cibo preferito. Trudy invece era una curiosona, si avvicinava con movenze più delicate, poi si allontanava e si riavvicinava. La sveglia, già all’alba, ormai si era anticipata di un’ora per poter provvedere a loro. Il pensiero che mi accompagnava durante tutta la giornata lavorativa era quello di potermi chiudere in stanza con loro e ricoprirli di coccole. E nei primi tempi era così. Andavo a lavoro con quella sensazione come quando sei bambino e finiscono le feste di Natale e ritorni a scuola. I primi giorni torni a casa con una velocità ed una voglia mai viste, c’è il gioco della befana che ti aspetta. No, loro non erano un gioco. Non erano un momento. E non c’entrano i bambini. Erano molto di più. Erano l’emozione di sapere che c’è qualcuno a casa che ti aspetta, qualcuno che più degli altri in questo momento particolare ha bisogno di te. Ed era proprio il momento particolare che io percepivo.

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In quell’atteggiamento scontroso di Marx nello sbattere le zampe con Veemenza, leggevo la sofferenza di chi non avrebbe mai voluto separarsi dal proprio padrone. Qualche giorno dopo, ha smesso. Si è avvicinato. Mi ha studiata. Ed ha capito. Non gli avrei fatto del male. Lo stavo accogliendo, gli stavo chiedendo di accogliermi nel suo cuore. Per chi non lo conoscesse Marx era scontroso e una furia. Marx era il mio prediletto. Esagitato e dominante, quando si calmava aspettava che lo accarezzassi e restava impassibile per ore, senza mai stancarsi. Trudy nei primi tempi rimaneva a farsi coccolare per un tempo non definibile. Poi, nonostante fosse mansueta e capace di farsi fare di tutto sia da Marx che da qualunque altra persona, si è fatta conoscere per il suo carattere “coccole?! No grazie, vado da Marx!”. Pesavo la quantità di cibo giusto, catturavo ogni momento passato insieme e li studiavo per capire se stessero bene, sia per la salute, sia se la loro sistemazione fosse troppo calda o troppo fredda o addirittura poco sicura. Una mattina poi, Trudy non è stata bene. Il terrore, la corsa, la fermezza nel non abbattersi. E poi la rassicurazione e la determinazione nel curarla. Ma ancora i dubbi sulla sua salute, e il voler intervenire con ulteriori indagini, solo perché sentivo fosse necessario. Ma Marx e Trudy erano solo di passaggio ed io non ho mai amato gli addii. L’addio di chi mi ha insegnato che ci si può amare anche se si è molto differenti, accettandosi. L’addio di chi mi ha insegnato che un coniglio non parla, ma manifesta il dolore per la separazione da chi li ha accolti per molto tempo in modo differente, magari diventando un po’ scontroso come Marx, o ammalandosi come Trudy. L’addio di chi mi ha permesso di comprendere silenzi e comportamenti differenti ed apprezzarli ogni giorno di più. L’addio di chi mi ha insegnato che sentirsi amati è fantastico, ma amare lo è molto di più. Sabato 1 Giugno. Ormai è tutto pronto. Anche loro. Andiamo a Roma, da chi li ospiterà per un po’ più di tempo. Sperando che non sia interminabile. Hanno bisogno di una famiglia che li ami. Mi fermo un attimo. Ma non sento di essermi fermata io. Sembra che sia il mondo attorno a me ad essersi fermato per qualche istante. Un istante che poi diventa improvvisamente interminabile. La sconfitta. La sconfitta per non aver avuto gli spazi, il tempo e le situazioni necessarie per tenerli con me, o almeno tenerli un po’ più a lungo.

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Separarmi da loro sapendo che non hanno trovato una casa, ma l’ennesima situazione momentanea. E tu Marx, proprio tu che di case ne hai cambiate almeno quattro ormai. Tra poco saranno cinque. Cosa hai fatto per meritarlo? Non meriti forse l’amore che meriterebbe qualunque altro coniglio? Ed è con le lacrime agli occhi, il cuore in gola e lo stomaco sottosopra che scrivo. Scrive chi una sconfitta l’ha subita perché non ha potuto tenere con sé quei due piccoli solo in cerca d’amore. Scrive chi non riesce ad accettare l’idea che un povero animale debba vivere la propria esistenza aspettando che qualcuno resti con lui fino alla fine dei suoi giorni. Scrive chi si augura che possano trovare tutto l’amore che meritano di avere. Ho sempre desiderato stallare. Ho sempre pensato che fosse utile e che mi avrebbe fatto piacere accogliere una nuova vita in casa, anche se non definitivamente. Non immaginavo però che fosse così devastante la separazione. Scrivo e scrivo per tutti coloro che hanno dovuto separarsi dai propri stalli. Scrivo per chi ha deciso di adottare il proprio stallo. Per chi invece lo ha perso per la malattia. Per chi gli ha dato la possibilità di trovare una famiglia. Oggi mi sento sconfitta perché non ho avuto la possibilità di dire che hanno trovato una famiglia, ma so di aver comunque vinto perché ho vissuto la mia prima intensa e fantastica esperienza, come stallante. Ho vinto perché li ho conosciuti. Ho vinto perché oggi so quanto fantastici siete voi che stallate ogni giorno.

I conigli che vedete in foto aspettano di essere adottati. Se siete interessati contattateci.

E, come sempre si fa a fine anno, anche noi vogliamo fare il punto della situazione…e partire dalla fine, ossia dai ringraziamenti

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Già non c’è anno che finisca senza fare un pò il punto della situazione, per cui anche noi, oggi, vogliamo farlo con tutti voi ed iniziare dalla parola giusta per stilare un buon inventario: GRAZIE!

Si, proprio così, GRAZIE perché questa è la parola più appropriata, importante e fondamentale quando si fanno le cose insieme, in un’associazione, all’interno della quale si dà tanto e si riceve altrettanto…Si danno tempo, fatica, impegno, dedizione e si riceve in cambio solo e soltanto amore, un bene raro e prezioso, che nessun ricco può comprare, nessun potere può corrompere e niente può intaccare.

Ecco, in questo nostro piccolo mondo, invece, è proprio l’amore che fa la differenza ed è qui che sta il miracolo. In primis l’amore per i nostri piccoli amici a 4 zampe, ma anche l’amore ed il rispetto tra tutti i volontari e questo non è poco, come ben sa chi si muove in questa realtà del Terzo Settore dove spesso – ahimè – sono proprio altre le motivazioni che spingono ad agire!

Per tutti noi questo è stato un anno intenso e di forte crescita. Abbiamo organizzato numerosi eventi (mercatini, cene, stand estivo sotto al Tevere, il festeggiamento del nostro decennale), abbiamo incontrato persone nuove e stretto amicizie importanti (come quella con Giulia Baliva di Un tesoro di cane o quella con Paolo Cusintino di Un lavoro da cani o, ancora quella con Camilla Borsotti di Gatti, non parole e, non ultima quella con Enza Tammariello di Be positive factory), abbiamo consolidato vecchie amicizie, come quella con Giulia Mazza di Quintomondo o quella con Jimmy di L’isolachenonc’è, incontrato i levrieri e le loro storie con Barbara Batti e molto altro ancora….

Abbiamo conosciuto e collaborato con tantissimi veterinari, che ci hanno sostenuto e non ci hanno mai lasciati soli, anche nei momenti più bui.

Abbiamo salvato tantissimi pelosetti, non ultimi i trenta ed oltre conigli salvati da una situazione disastrosa ad Ostia.

Abbiamo dovuto lasciar andare anche tantissimi dei nostri piccoli amici a 4 zampe, anche quando non volevamo farlo, anche quando avremmo dato un pezzo della nostra vita pur di averli ancora con noi per un pò….Abbiamo pianto insieme, ci siamo abbracciati e consolati laddove il dolore voleva per forza avere la meglio e, alla fine, siamo qui.

Ma abbiamo anche riso insieme, abbiamo condiviso pranzi e cene progettando, sognando, pianificando e trovando sempre una soluzione alle mille problematiche, che di volta in volta abbiamo dovuto affrontare.

Siamo intervenuti, in veste ufficiale di Guardie Zoofile, laddove c’erano cani, gatti, conigli ed altri animali in difficoltà!

Insomma sono stati 365 giorni vissuti a pieno, uno dopo l’altro con grandissimo entusiasmo e, soprattutto, con quella passione, che scalda il cuore e ci fa sperare ancora in un mondo migliore.

L’ultimo evento è stata la nostra cena di Natale ed è soprattutto nel corso di quella serata, che ho sentito esplodere in pieno la forza di questo gruppo. Non si tratta di auto lodarsi o di mera vanità, ma si tratta, piuttosto, di riconoscere il bene quando viene fatto e qui viene fatto, almeno per quanto ognuno di noi riesce, ogni giorno.

Così è per me importante in questo momento, davvero, che venga detto un GRAZIE SPECIALE ad ognuno per quello che riesce a donarci ogni giorno.

Un grazie ad Amedeo, presidente di amiCOniglio, che sa esserci sempre con la sua discrezione e la sua delicatezza, e che non si tira mai indietro, anche quando si tratta di rischiare in prima persona.

Un grazie a Rita, che porta sempre una ventata di buonumore, anche quando brontola e sembra intrattabile, perché alla fine risolve sempre ogni situazione (soprattutto se si tratta di trovare un locale dove mangiare bene, ha un fiuto infallibile).

Un grazie a Marina, che non smette mai di sorridere. Anche in questi ultimi giorni, quando il dolore le ha attraversato l’anima, non si è arresa, ha continuato a fare mille cose e a darci tanta energia, fino a cucinare per 100 persone con tutto l’amore che sa metterci e lo abbiamo provato sulle nostre…papille gustative sabato scorso.

Un grazie a Stefano, che oltre a fare dolci buonissimi, a dare sempre una mano in tutto ciò che c’è da fare supporta e sopporta Marina – impresa non da poco – e senza di lui saremmo persi.

Un grazie a Vincenzo, che sa sempre metterci una parola giusta quando serve, che è pronto in ogni momento a correre e ad aprire la sua porta di casa ai piccoli pelosi in difficoltà e che fa dei dolci al cioccolato e cocco da paura!

Un grazie a Cristiano, la parte critica e lucida di questo gruppo, che offre sempre lo spunto giusto quando ne abbiamo bisogno. Mi dispiace solo per il fatto che non si avvererà uno dei suoi desideri per il 2019: preparati ad avere una casa sempre più ricca di animali.

Un grazie a Maura, che forse è l’aspetto più tumultuoso di questo gruppo, a volte probabilmente anche troppo, ma serve in ogni caso chi scandisce il tempo, nei momenti in cui si rallenta un pò.

Un grazie ad Elisa, che con la sua pacatezza e il suo sorriso, anche quando non sempre la vita ti offre strade in discesa, riesce, comunque, ad esserci e a dare uno sprone in più.

Un grazie ad Alessandra, a Paola, a Laura, a Lara e a Camilla, che stanno facendo tantissimo ogni giorno stallando conigli, creando oggetti, coinvolgendo persone che possano dare una mano e cercando così di rendere questo gruppo ancor più speciale. Un grazie soprattutto ad Alessandra per la birra di sabato sera, come avremmo fatto senza di te?

Un grazie a tutte le guardie zoofile, che ci mettono tempo, professionalità e passione per far sì che tutto vada nel miglior modo possibile; anche per loro quest’anno non è stato davvero facile, ma alla fine, grazie alla costanza e alla capacità di credere nei sogni e nella giustizia, hanno trovato la soluzione che speravamo.

Un grazie a tutti gli altri volontari dell’associazione, che aiutano come possono tra condivisioni, blog, visite pre e post affido, recuperi e molto, molto altro ancora…

Un grazie a chi ci sostiene, come Franco ed altri amici dell’associazione, che credono in noi e ci aiutano a rendere concreti i sogni.

 Di sicuro non salveremo il mondo, né, purtroppo, potremo salvare tutti i conigli che sono in difficoltà (in questo periodo le richieste di recuperi e di cessioni sono decine e non sappiamo più dove trovare angoli di case vuote per poterli ospitare). Tuttavia noi ci siamo e, per quel che riusciamo, ci mettiamo la faccia e cerchiamo di rendere questo mondo un pò migliore.

In fondo ricordiamoci che sono le gocce a costituire l’oceano e che anche solo una di queste riesce a fare la differenza…

Buone feste a tutti e che siano giorni di pace e di serenità, ma soprattutto giorni cruelty free da trascorrere insieme ai vostri amici a 4 zampe…il volto più tenero ed autentico di questa nostra esistenza.

Un coniglio è per sempre

Un coniglio è per sempre anche quando devi andare in vacanza, perché un posto per lui puoi sempre trovarlo, portandolo con te in strutture idonee (e ce ne sono tantissime al giorno d’oggi) o chiudendo aiuto ad un pet sitter (ne abbiamo molti bravi e preparati, basta contattarci e avrai subito dei nominativi).

Un coniglio è per sempre anche quando devi cambiare casa, perché non è parte del mobilio, ma è una vita e non occupa neppure tanto spazio, quindi nel momento in cui vai a cercare una nuova sistemazione, devi già pensare ad una dimora che possa ospitare anche lui, in quanto a tutti gli effetti membro della famiglia.

Un coniglio è per sempre anche quando ti nasce un bambino, perché non è una tigre feroce, ma solo un coniglio, per cui può avere una convivenza più che felice con il nuovo arrivato in famiglia. La scusa della scarsità di spazio ci ha abbastanza stancati e poi non è neppure originale. sai quanti l’hanno già usata prima di te? Che farai, se no, all’arrivo del tuo secondo figlio? Darai via il primo perché non hai sufficiente posto in casa?

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Un coniglio è per sempre anche quando ti spuntano all’improvviso strane allergie, perché le allergie non sono mai un fulmine a ciel sereno ed è abbastanza singolare che in un soggetto si manifestino così, improvvisamente e magari dopo anni di convivenza, ma guarda caso proprio all’approssimarsi delle vacanze estive, della nascita di un figlio e di tantissime altre improbabili scuse, alle quali davvero siamo diventati allergici tutti noi volontari.

Un coniglio è per sempre anche quando va nutrito, curato e sterilizzato, perché non è un pupazzo di pezza, quindi, esattamente come te, mangia, beve, può ammalarsi e questo richiede impegno, costi economici e, a volte, anche sacrifici. Di conseguenza è bene che tu valuti attentamente tutto ciò prima di prenderne uno.

Un coniglio è per sempre anche quando tuo figlio si stanca di averlo come “giocattolo” e preferisce passare ad un cane o a un gatto (povere creature, che non sanno che fine faranno anche loro!), perché sta a te educarlo al rispetto della vita.

Insomma non è che ci sia molto altro da dire ancora. Un coniglio (come qualsiasi altro animale) è per sempre e se non te la senti di prenderti questa responsabilità, lascia stare. Nessuno ti costringe ad adottare un animale (tralascio la scelta del comprarlo, perché altrimenti non finiamo più con le disanima della scarsa se non nulla eticità della scelta), ma tutti possono condannarti se non te ne prendi cura o lo abbandoni.

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La vita non si compra e non si cede e questo non ci stancheremo mai di dirlo.

Mai come in questo periodo ci stanno arrivando richieste di “cessioni” per i motivi più disparati: da conigli descritti come pittbull morsicatori e, quindi, ingestibili a conigli untori di allergie e infelicità.

Ecco a tutto ciò abbiamo deciso di dire BASTA!

E se ancora non ti abbiamo convinto rispetto al fatto che un coniglio è per sempre, allora, scusa, ma davvero sei capitato nel posto sbagliato e qui spazio per gente come te non ce n’è e non abbiamo alcuna intenzione di trovarne.

Un grazie a chi adotta consapevolmente, a chi aiuta, a chi omaggia la vita e la rispetta, perché solo tutto ciò dà un senso al nostro agire quotidiano.

P.S. i conigli che vedi in foto sono tutti in cerca di casa e sai perché? Perché molti altri prima di te ancora non hanno capito che un coniglio è per sempre.

 

 

L’importanza del veterinario

A chi non è capitato di imbattersi contro quella persona che ha il proprio amico a quattro zampe che mostra palesemente del malessere, e che cerca consigli, cura e terapia da internet?

Sempre più spesso, purtroppo, ci capita di imbatterci contro chi crede che la soluzione a qualsiasi tipo di problema sia internet, e peggio di chi cerca conforto in questa rete, c’è chi si fa dispensatore di consigli e si improvvisa VETERINARIO, ADDESTRATORE CINOFILO , ESPERTO IN ESOTICI.

Qualche giorno fa ho letto un post di internet che girava su facebook, e che mi pareva proprio calzare a pennello con uno dei pensieri che ultimamente mi tormenta.

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In cerca di una famiglia, attende solo di essere adottato

Vogliate bene al vostro Veterinario.
Chiunque sia.
Perché non lo sapete, o subito non ve ne rendete conto, che la persona nascosta faticosamente dentro questa meravigliosa professione è letteralmente sommersa da una valanga di impegni e responsabilità che, secondo me, non trova eguali in altri mestieri.
Il Veterinario è un Medico multidisciplinare, che nella stessa giornata (ma anche nella stessa ora) deve far fronte al dialogo con persone di qualsiasi estrazione culturale, animali di qualsiasi specie, taglia, razza, carattere e (anche) pericolosità… è una persona che deve sempre sorridere, essere ottimista o “realista” nel peggiore dei casi, che da solo deve far funzionare strumenti che nella vita extralavorativa non hanno neanche una collocazione.
Deve saper formulare la dieta del gatto obeso perché, gioia di mamma, non mangia niente…e un attimo dopo praticare al volo l’anestesia al cagnaccio rissoso che si è scannato, per la quarantesima volta, col cane del vicino…e un attimo dopo ancora ricevere la “Signora Pina” di turno che non capisce come si blocchi il collare Seresto.
Il Veterinario, ogni giorno, è a contatto con una gamma incommensurabile di malattie tutte diverse, su specie diverse, che richiedono concentrazione e studio approfondito…solo che “mentre il Medico studia, il malato muore”…e allora il Veterinario non deve capire le cose, le deve già sapere stando a stretto contatto con la morte, ogni giorno, come neanche un medico al fronte.
E poi ci sono le telefonate.
Decine e decine di micro telefonate, quando va bene, per sapere se è normale che al cavallo rimanga il concentrato fra i denti, che il cane perda tutto ‘sto pelo, che la cagna perda sangue da dietro…”forse in calore”, che il gatto scappi da casa per tornare distrutto…ma guai a castrarlo, perché poverino si fa la sua vita.
Se non risponde al telefono, il Veterinario compie il più grande oltraggio verso quel cliente che chiama per un appuntamento però non stasera “perché sa, noi lavoriamo”…ma neanche domani “perché mia figlia ha il saggio di danza”, per cui dopodomani però sul presto…”sta male da un settimana, ci teniamo molto che lo veda il prima possibile!”
Ma siccome viviamo in un mondo smart, è impossibile sfuggire alle richieste di diagnosi “online” con tanto di foto allegata, e non dire di no.
Altrimenti, caro Veterinario, sei antipatico, maleducato e per niente disponibile.
Perché come fai a non saper dagnosticare un’ osteocondrite dissecante, via Facebook, con tanto di foto allegata del musino tanto dolce del suo angelo pelosetto?
Eppure Google ha tutte le informazioni.
Altroché.
Poi se tra un visita e l’altra, in ambulatorio, passano più di dieci secondi d’attesa chiedo personalmente scusa a nome di tutti i Veterinari del mondo, ma magari c’è un attimo da finire una scartoffia, forse pulire i tavoli, togliere lo schizzo di sangue finito a terra oppure lavarsi bene le mani… magari andare di là a bere un goccio d’acqua ché nell’ultima ora e mezza siamo stati in piedi a sudare…o finire quel caffè, ormai freddo, lasciato a metà.
Un’ora e mezza prima.
Vogliate bene al vostro Veterinario, chiunque sia.
Ché se ha sempre la sala piena di gente è perché la stessa gente ha una buona opinione di lui.
Ché però, affinché la gente abbia una buona opinione di lui, è necessario che svolga il proprio lavoro nelle migliori condizioni fisiche e mentali.
Ché il Veterinario se è troppo assente perde credibilità, ma se è troppo presente crea dipendenza.
Ci avete mai fatto caso?
E poi ci sono gli Educatori/Addestratori Cinofili che si credono Veterinari, gli Allevatori che si credono Veterinari, i Negozianti che si credono Veterinari, i Toelettattori che si credono Veterinari, gli Istruttori di Equitazione (ahahahahahahahahaha) che si credono Veterinari, i vicini di casa che si credono Veterinari e persino i motori di ricerca si credono Veterinari.
L’importante è crederci, per carità.
Solo che (sorpresa!) occorre studiare una vita, prima e dopo la laurea.
Ché non basta imparare a memoria il bugiardino dell’Augmentin o cercare su Ask: “canechevomitacauseeterapia” o, peggio, praticare l’amore ai tempi dello Stomorgyl, se sei una gattara.
Per forza: “il compito più alto di un Uomo è sottrarre gli animali alla sofferenza”.

…and nothing else matters

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In cerca di una famiglia, attende solo di essere adottato

E quindi, dispensatori di consigli gratuiti e padroni terrorizzati e preoccupati che vi affidate ad internet come fossero la vostra unica fonte di salvezza, aprite gli occhi! Un padrone premuroso e coscienzioso sa perfettamente che senza una visita, senza approfondite indagini, è impossibile effettuare una diagnosi e di conseguenza, prescrivere una cura. E affidandosi al parere di chi , senza conoscervi, nè  conoscere il vostro cucciolotto, figuriamoci averlo visto, dice di esserci già passato, si cade solamente in un grosso errore. Anche se i sintomi possono sembrare simili, non sempre nascondono lo stesso tipo di problema e spesso curare con farmaci sbagliati o intervenire nel modo sbagliato può aggravare la situazione, e nel peggiore dei casi (ma non di rado) aiutarci a lasciare per sempre il nostro amico a quattro zampe. E’ vero, accogliere un animale nella propria vita comporta delle spese forse indescrivibili. E’ vero, spesso tutti i nostri risparmi possono sfumare in un battito di ciglia per i suoi malori continui ed improvvisi. O forse i risparmi non ci sono, perchè già sono stati prosciugati, e ci rendiamo conto di aver bisogno di tante cose per noi stessi, anche a livello medico, e di rimandare continuamente, perchè c’è sempre qualcosa di più importante che lo riguarda. Ed un veterinario costa. E’ tutto vero. Ma questo va valutato a priori, e se necessario, nel momento del bisogno, va chiesto l’aiuto di chi ci vuole bene. Perchè siamo noi a decidere di accogliere un animale nella nostra vita, ed è nostra responsabilità il suo benessere fisico e psicologico. E’ proprio come avere un bambino. Non saranno mai in grado nè di parlare, nè di scegliere per loro. Le loro vite sono nelle nostre mani. Tutte le nostre decisioni metteranno a rischio la loro vita se non ponderate.  E spesso, anche le scelte che ci sembrano le più giuste, non ci permetteranno di comprendere se sia la cosa giusta da fare oppure no. Eppure dobbiamo provare, fino all’ultimo istante, a prenderci cura di chi ormai fa parte della nostra vita. E mai in maniera superficiale. I medici esistono per curare i pazienti, ed i veterinari per curare gli animali. Internet, o le persone conosciute tramite social, non potranno mai sostituire persone competenti, che hanno fondato tutta la loro vita su questo lavoro/passione. E senza indagini approfondite o una visita preventiva è impossibile comprendere di quale male si sia affetti, ricordatelo sempre. I costi che siamo costretti a pagare, sono i costi necessari. Il veterinario offre un servizio per il quale ha studiato e continua a studiare approfonditamente fino alla fine dei suoi giorni, affinchè possa dimostrare in campo le sue conoscenze e la sua bravura. Paghiamo il giusto per il servizio che ci viene offerto, ed è fondamentale intervenire.

L’intervento immediato di oggi, nelle mani esperte dei veterinari, non salverà solamente la vita del nostro animale, ma aiuterà chi verrà dopo di lui. Perchè grazie allo studio sul campo i veterinari imparano giorno dopo giorno e salvano vite. Quindi, intervenite sempre, per salvare voi, per salvare chi verrà dopo di voi.

Uno degli argomenti che più mi turba negli ultimi mesi è proprio questo.

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In cerca di una famiglia, attende solo di essere adottato

A Roma esistono diverse cliniche, molte di pronto soccorso, aperte 24h su 24 e fornite di veterinari esperti in esotici. E come Roma, anche il Nord non scarseggia. A Napoli invece, purtroppo, la situazione non è delle migliori. E questo accade per la scarsissima richiesta. Difatti se un proprietario non richiede l’autopsia dopo la morte del proprio amico a quattro zampe, non si indaga. Non indagando, non è possibile che la ricerca vada avanti. E molti veterinari non la ripropongono nemmeno più , perchè stanchi di avere a che fare con il subumano di turno il cui unico pensiero in quel momento è “non solo ho pagato tutti sti soldi per perdere il mio animale, mi vuoi fare sborsare anche altro, allora lo hai ucciso apposta”. E questo nel migliore dei casi. Molti altri, neppure sanno che coniglio, porcellino d’india e simili necessitino di un veterinario, figuriamoci conoscere la differenza tra un veterinario e un veterinario esperto in esotici.

Ma l’informazione e la ricerca sono fondamentali. E tutto ciò è importante, perchè se oggi esiste un’unica clinica di pronto soccorso a Napoli, se oggi ancora non sappiamo se ci siano o meno veterinari esperti in esotici reperibili 24h u 24 è perchè noi “pazienti” non aiutiamo la ricerca.

Recentemente ho vissuto una situazione di estremo sconforto e avvilimento perchè uno dei miei animali esotici (e poco dopo anche l’altro) ha mostrato del malessere. Ho fatto affidamento al mio solito veterinario esperto in esotici, di cui mi fido completamente. Ma nonostante la terapia datami non c’erano grossi miglioramenti. A causa di impegni lavorativi, in sua assenza non ho potuto contattare il medico da lui consigliatomi per l’ora, ed ho dovuto quindi affidarmi ad un altro veterinario. Altra terapia(molto più invasiva e forte) per altri sette giorni. Nel frattempo ho conosciuto un terzo veterinario esperto in esotici che concordava con questa terapia datami e conosceva il Dottore che mi aveva indicato la terapia. Poichè i farmaci prescritti andavano somministrati attraverso siringhe, il primo giorno mi sono affidata ad una clinica, e dal secondo , grazie all’aiuto di un parente, ho proseguito la terapia da casa. Poichè non mi era ben chiaro cosa dicesse la prescrizione del medico, ho chiamato la clinica. La Dottoressa con cui ho interagito mi ha risposto per cinque volte che il medico che cercavo non c’era, e che avrei dovuto chiamare il pomeriggio seguente. Sempre molto cordialmente le continuavo a ripetere quanto per me fosse indispensabile parlare in quel momento con quel Dottore o con un altro medico esperto in esotici o con chiunque potesse darmi un’informazione perchè ero persa, e il mio animale doveva eseguire la terapia altrimenti sarebbe morto. Nonostante la gentilezza e nonostante la descrizione della situazione, non mi veniva chiesto nemmeno di cosa avessi bisogno. Finchè presa dalla rabbia ho replicato “Bene. Non si preoccupi non chiamerò domani pomeriggio. Ci vediamo domani mattina con un avvocato, la fattura della visita, la ricetta poco leggibile. E si ricordi che non solo verrò a conoscenza con chi ho parlato questa sera , ma che la morte o la vita del mio animale è dipesa da voi”. A quel punto mi passa immediatamente l’altra Dottoressa che mi risponde in maniera molto scortese “Faccia velocemente, stiamo facendo la terapia ad un gatto”. Espongo tutto molto velocemente e finalmente ho la risposta di cui necessitavo. Una domanda sciocca la mia (ma non avendo competenze in materia, direi lecita e anche fondamentale perchè ne andava la somministrazione o meno del farmaco), ed ho ottenuto finalmente risposta. Se solo mi avessero dato la possibilità di domandare prima di ripetermi incessantemente che avrei trovato quel medico solamente il giorno dopo. Se solo non fossero state così maleducate con chi, il giorno prima aveva fatto affidamento proprio a quella clinica. Impiegando speranze, tempo e soldi. Con chi , disperato, cercava di salvare il proprio animale. Ma non solo. Come ci si deve comportare quando si è fuori orario ambulatoriale, il proprio medico non c’è, il contatto dato non è reperibile, ed il medico di pronto soccorso non è in esotici? 

zooplus.it

 Durante quei giorni, poichè non vedevo miglioramenti, per non disturbare il mio veterinario di fiducia, ho deciso di mandagli un messaggio vocale in cui gli spiegavo l’accaduto. Il mio Dottore, con molta professionalità, non si è pronunciato sulla terapia affidatami, e si è limitato a indicarmi nuovamente il contatto da lui fornito e a dichiarare di non conoscere il medico al quale avevo fatto affidamento. Il giorno seguente mia madre chiama il veterinario di cui avevamo il contatto, il quale, senza visita ovviamente non può pronunciarsi. Ma ormai fa studio molto lontano, e in zone irraggiungibili per noi. Non ci resta che sperare che la terapia sia giusta, e completarla. E che resistano finchè il mio veterinario sicuramente esperto in esotici e comunque di fiducia torni. Dopo dieci giorni siamo di nuovo da lui. Competente, disponibile, preparato. Per lui la terapia è stata troppo violenta, la diagnosi sbagliata, ed è assurdo che sia ancora vivo nonostante tutte quelle medicine. Ed ancora inspiegabile come la situazione non si sia ancora sbloccata. Altra terapia, senza farmaci. Altra diagnosi. Non ci resta che sperare che sia come sostenga lui, che sia una sciocchezza. E limitarci all’idratazione, e ad ambienti più freschi.

Come mi sono sentita? Turbata. Davvero molto turbata. Nel profondo dell’anima, in un modo inimmaginabile, inspiegabile. Di quanto sia difficile prendere delle decisioni per loro, i nostri amici a quattro zampe. Di quanto sia complicato comprendere chi dica la verità. Ho sentito il peso della responsabilità della vita di un altro essere. Ho sentito l’impotenza. Non sapevo a chi credere, a chi fare affidamento. Non sapevo se lo stessi curando, o lo stessi uccidendo lentamente. E non mi importava quanti soldi non previsti stessi spendendo, il problema principale era che forse tutto ciò che stavo facendo era completamente sbagliato. Lo stavo uccidendo io con le mie stesse mani forse?! Come dovevo comportarmi? Cosa dovevo fare? E perchè a Napoli se il nostro animale esotico si ammala di notte rischia la vita, deve aspettare al mattino, altrimenti…

Ed allora, uniamo le forze affinchè questa situazione un giorno possa cambiare. Incrementiamo la ricerca. Investiamo e richiediamo in più cliniche di pronto soccorso con veterinari esperti in esotici. Perchè l’intervento immediato con i nostri animali è importante, ma soprattutto quando sono animali esotici, è fondamentale.

Ieri una persona che conosco aveva in stallo una coniglietta. Si è immediatamente accorta di un suo comportamento anomalo, che solo una persona attenta come lei avrebbe potuto notare, ed è riuscita -grazie all’aiuto di un’amica- a correre in clinica. Versamento di sangue nell’addome. Se non si fosse accorta di nulla o se avesse cercato-come molti fanno- su internet, oggi quella coniglietta non ci sarebbe più. Anche un attimo è prezioso. Non aspettate, intervenite, sempre. E facciamo in modo che a Napoli ci siano le possibilità di intervenire nell’immediato.