Quando un animale ti cambia la vita

“All’inizio con John desideravo avere una famiglia, ma non mi ero ancora resa conto che, da quando ci sei stato tu, noi eravamo già una famiglia”.  [Dal film Io e Charlie]

Accogliere un animale in famiglia, di qualunque specie esso sia, vuol dire iniziare una nuova vita, stravolgere tutti i piani. Non è solo una responsabilità. Un animale ti cambia il modo di vedere le cose, ti cambia il modo di pensare. Ti rende un po’ più vecchio, più empatico, forse apprensivo, ma sicuramente responsabile.

Smetti di pensare ad uno. Inizi a pensare a due. La percezione della realtà, di tutto ciò che ti circonda diventa differente.

Aprire la porta di casa ad un nuovo membro peloso significa aprire il proprio cuore ad una nuova vita, significa iniziare a creare in qualche modo una famiglia.

Non è semplice. Anzi è tutto l’opposto. Credi di essere pronto, di essere preparato. Ma nessuno ti spiega di quanto sia difficile concentrare le tue energie per quel nuovo membro della famiglia. Nessuno ti racconta di quanto sia difficile farsi ascoltare e dimenticarsi a volte anche un po’ di se stessi. Non c’è un manuale per questo, non lo trovi scritto da nessuna parte. E non potrai mai scegliere il carattere di chi ti accompagnerà per il resto della sua vita.

Ogni animale insegna in modo differente qualcosa, ogni specie animale può condizionarci la vita.

La mia è cambiata radicalmente con l’arrivo di Bea, la mia cagnolina.

Marzo 2017, dopo pochi mesi dalla prima esperienza di vita in appartamento da sola, a 25 anni, mi sono accorta che non bastava essere circondata da una coniglietta e due porcellini d’india, avrei voluto accogliere nella mia vita anche un cane. Così, un po’ per curiosità, un po’ per desiderio, ho iniziato a visionare gli annunci di cuccioli in cerca di casa. Volevo che fosse anche una sorta di progetto assieme al mio ragazzo, che anche se non viveva con me, avrebbe potuto insieme a me prendersi cura di una vita, Con tutto ciò che comporta, le responsabilità e le gioie.

Sapevo bene che sarebbe stato ancora troppo presto per prendere un impegno del genere, mi ero trasferita da poco ed avrei dovuto rientrare prima nelle spese economiche e nella gestione della casa e poi avrei potuto dedicarmi ad un progetto simile.

Poi un giorno, per semplice curiosità, Dopo aver letto un post su Facebook di questi due cuccioli in cerca di casa, contatto l’associazione-come avevo già fatto in passato- per qualche informazione. In meno di mezz’ora ero già al telefono con il volontario che stava gestendo questa adozione, che sentendomi parlare così bene delle associazioni e della gestione del coniglio, mi ha chiesto di venire a vedere questi cucciolotti in un ambulatorio veterinario dopo circa due giorni.

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Presa dall’entusiasmo vado, interessata alla femminuccia. Arrivo con largo anticipo accompagnata dal mio ragazzo, abbastanza incerto su quello che stava per avvenire. Questa cucciolotta tonda come un orsetto mi viene messa in braccio. Il cuore si scioglie. Non esistono più difficoltà economiche o viaggi. Lei cerca casa, ha il visino triste  (probabilmente perché separata dalla mamma) ed io non riesco a staccarmi da lei. La porto a casa.

Nel tragitto mi vomita addosso e sui sedili dell’auto. Io, che non ho davvero mai avuto tolleranza per queste cose, sorrido, e porto a lavare l’auto. La tengo in braccio. Dorme ed è immobile. Dorme perfino dal veterinario dove la porto immediatamente per una visita di controllo. Dorme perfino alla festa di mio nipote di pochi anni che festeggiava con tutti i bimbi. E persino a casa di mia cognata alla festa a sorpresa che più tardi le aveva organizzato mio fratello.

Ero in una sorta di stato di trans. Non capivo nulla. Sapevo solo che quella cagnolina ancora senza nome mi faceva sentire (nonostante l’odore che mi aveva regalato appena presa) come quando il giorno di Natale arriva Babbo Natale e tu scarti i regali, proprio quelli che avevi richiesto. La prima notte ho ceduto. Ha smesso di dormire ed ha pianto, tanto. L’avevo chiusa in cucina, come mi avevano consigliato. Ed alla fine, a metà nottata , anzi forse dopo pochi minuti, poiché piangeva, ho dormito sul divano con lei, che durante la notte mi aveva anche rubato le coperte (nonostante avesse la sua).

Le prime notti sono state tremende. Piangeva, ululava, abbaiava. Ed io dormivo su un divano di pelle vecchio e scomodo. Non ricordo quando ha smesso. Forse mai. Ricordo che ho iniziato io a sentire la musica a tutto volume per non sentirla piangere e nel frattempo tremavo nel letto sapendo che piangesse così forte. Ma non potevo alzarmi. Avevo bisogno di dormire e non solo per lavorare il giorno Dopo, ma anche perché doveva imparare. Quando andavo a lavoro si piazzava davanti alla porta e riusciva sempre ad infilarsi fuori con me. Ogni mattina la stessa storia. Dopo tre o quattro tentativi di andare via , Quando finalmente riuscivo, piangeva così forte che mi sembrava di sentirla ancora mentre ero già in macchina, Forse per tutto il tragitto.

Ha imparato subito ad utilizzare la traversina. Ma la mattina non riuscivo a muovermi perché si aggrappava ai piedi o ai pantaloni. Non capiva i no. Non mi rispettava. Abbaiava tutta la notte. Mi svegliava ad ogni ora. Mi ha distrutto qualunque cosa. Ha divorato 200 euro lasciati lontani dalla sua portata. Quando provavo a lavare a terra si aggrappava alla pezza. Ero distrutta. L’ho fatta seguire dall’addestratrice. L’ho portata all’asilo per cani. Abbaiava a chiunque.

Mi saltava addosso. Una mattina mi sono svegliata e l ho ritrovata con la traversina in mille pezzi, bisogni ovunque e il cuscino del divano senza piume. E lei era lì che mi fissava con la lingua da fuori e sorrideva quasi. Ed io sveglia all’alba e con la febbre. Ho pensato di non farcela. Di non farcela perché ero sola a gestirla. Ho pensato di non poter essere abbastanza per lei.

Ho pensato che avrebbe avuto bisogno di più compagnia, di una famiglia, di un giardino. E mi sono quasi arresa. Poi, le ho dato tempo. Le ho dato il tempo di crescere, di rispettarmi  (almeno un po’), di imparare a capirmi. E L’ho accettata. Ho accettato il  suo carattere prepotente ed esuberante. Ed è rimasta monella, ma adesso mi ascolta. La notte non piange. Dorme in camera con me nella sua cuccia, E anche se non dormisse nella stessa camera , non piangerebbe. Quando esco di casa lei esce dalla camera da letto cosicché possa chiuderla e si va a mettere nella cuccia in cucina, pronta ad aspettarmi. E quando torno è una gran festa.

Non è scontrosa con tutti i cani, solo con chi decide lei. Lo stesso vale per le persone. Ha ancora un gran vocione ed abbaia , ma è il suo modo per proteggermi. Ora siamo io e Lei, e non sono più io che ho un cane, ma lei che è parte di me. La mia famiglia non è iniziata con Bea, ma la mia vita è sicuramente cambiata con lei. Ho imparato ad avere pazienza e ad essere tollerante .

zooplus.it

Ho imparato ad accettare chi non è come vorremmo Noi. Nel weekend, poiché lavoro in settimana, organizzo sempre qualcosa PER LEI: il parco dove ha i suoi amici, il mare dove le piace correre e nuotare o qualche passeggiata in giro da qualche parte. Non è stato semplice. Non lo è neanche adesso, ma in modo diverso. Prima non era semplice perché era un cucciolotto un po troppo iperattivo, ed io ero sola e alle prime armi. Ora invece, è difficile perché penso in due. Qualunque cosa mi tenga lontana da Lei, oltre al lavoro, per me significa avere il pensiero costante di come stia o cosa stia facendo. Qualunque risorsa economica è mirata a lei. Quando esco torno sempre con qualcosa per lei. Ormai non sono più sola, siamo in due.

È difficile credere alle parole raccontate. Solo chi l’ha provato può realmente capire di cosa stia parlando. Dicono che i figli ti cambiano la vita. Io non posso ancora saperlo. Un animale, un cane, ti segna profondamente. Mi arrabbio con chi non riesce ad apprezzarla come me, e la prendo quasi sul personale. Certo, sarebbe stato semplice se fosse stata buona, tranquilla, ma non sarebbe stata Bea, e la mia vita non sarebbe cambiata così tanto.

La casa non è casa senza lei. La mia vita non sarebbe la stessa.

“Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido, se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire… straordinario?” [Io e Charlie]

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