Tornato indietro…come un pacco

Quando amiamo tanto qualcuno, il momento in cui ci abbandona, sembra essere una condanna. Ci pare che tutto il mondo sia contro di noi, che nulla più abbia senso, o abbia perso il senso che aveva prima. E non importa quanto sole possa esserci attorno a te, l’oscurità é dentro di te, in un posto che neppure riesci a localizzare. E per quanto tu possa provare a scacciare quel senso di vuoto misto a malinconia, é sempre lì, dietro l’angolo, pronto per bussare alla porticina del tuo cuore e farsi più prepotente che mai. Esistono vari modi di comunicare, di relazionarsi con il prossimo. Quello del genere umano è generalmente più rumoroso, quello del cane e del gatto lo è mediamente, e poi c’è il modo di comunicare del Coniglio. É un modo fatto di silenzi, ma di tante parole non dette. É un modo che ha bisogno di tanta attenzione, e infinita pazienza. È un modo forse a volte di difficile comprensione, ma affascinante nel suo genere. E lo si comprende solamente restando in silenzio, alla sua stessa altezza, e aspettando. Aspettando Un tempo non quantificabile.

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Eppure, per quanto silenziosi, ciò che più riescono a comunicare é il senso di abbandono che provano nel lasciare il proprio padrone. Lo stesso senso che hai provato tu, quando hai dovuto dire addio ad un familiare o un amico, che la vita ha deciso di strapparti con una brutta malattia o improvvisamente. È il senso di abbandono che hai provato tu, quando è finita una relazione in cui hai investito tanto e devi rimetterti in discussione, provare a ricominciare. Il vuoto, l’oscurità, la solitudine. É questo ciò che provano. È questo ciò che non vorremmo mai provare, ciò che non dovremmo mai far provare a chi amiamo. E invece lo facciamo. Rechiamo un infinito dolore proprio a loro che ci hanno fatto compagnia nei momenti più bui della nostra vita. Loro, che dipendono dai nostri impegni, dal nostro stato fisico, dal nostro umore. Sono lì che ci aspettano, in un angolino. Alcuni più rumorosi di altri, alcuni più affettuosi di altri. Ma aspettano. Aspettano che ci accorgiamo di loro o che abbiamo il tempo necessario da dedicargli. E ripaghiamo il loro affetto in modo incommentabile. Quando siamo tanto stanchi, é colpa loro che ci danno troppo da fare. Quando a fine mese contiamo gli spiccioli, non è sicuramente a causa di quell’uscita in più, ma dei loro vaccini, gli stessi dei quali eravamo perfettamente al corrente quando li abbiamo accolti nella nostra casa. E così, ecco che ritornano indietro. Come dei pacchi. Perché loro non hanno emozioni. Non parlano, sono impassibili,e quindi è assolutamente giustificabile il nostro gesto, perché mica li abbandoniamo in mezzo ad una strada (l’abbandono é un reato), ma li stiamo riportando indietro, in Associazione, dove sicuramente avranno le cure mediche e le attenzioni di cui necessitano.

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Certamente avranno anche l’amore, l’amore che gli è stato tolto, ma il dolore, quello che gli state procurando, nessuno lo cancellerà mai. Ricordatevelo. Ed ecco che ritornano conigli completamente segnati dal dolore. Conigli socievoli, diventano improvvisamente schivi. Conigli molto attivi improvvisamente diventano pigri. Si trasformano. Mutano. Non si riconoscono quasi più. Alcuni si lasciano andare, per sempre. Altri, i più fortunati, continuano a vivere una vita di attesa. Forse per sempre, forse solo per poco. Attendono che qualcuno finalmente si accorga di loro. O che ritorni indietro. Ma non ritornano mai indietro le persone. Quando se ne disfano, proprio come se fossero dei pacchi, non ci ripensano mai. Hanno già deciso prima ancora di ricontattare l’Associazione dalla quale li hanno adottati. E così la loro breve esistenza viene segnata dal dolore, per alcuni una seconda volta perché hanno già subito un abbandono o vengono da situazioni assurde,per altri il dolore non li abbandonerà mai, li accompagnerà per tutta la vita.

“Mi chiamo Conny, anche se in verità la mia padroncina mi chiamava sempre ciccina bella, a volte anche cicci. Io sinceramente non la capisco questa storia dei nomignoli. Se mi dai un nome, chiamami così. Invece no.. Voi umani strafate, e così ci confondete le idee. Sono conny, cicci o ciccina?! A volta anche amore bello, amore mio e robe simili. E così all’inizio per me era un casino. Non capivo a quale nome dovessi girarmi. Mi giravo a tutti. Ma solo se si mangiava. Quando non si mangiava non mi giravo. Mica sono scema io.. Vabbè lo ammetto. All’inizio era così. Poi ho imparato ad osservare i suoi movimenti. Ed ho capito che il mio nome completo era connyCicciCiccinaAmoremioAmorebello e così mi giravo sempre, e le andavo pure incontro. Pure senza mangiare. Era una festa per me ogni giorno quando c’era lei. Ogni mattina l’aiutavo a svegliarsi. Sapevo che doveva lavorare e così puf alle 4 un bel salto sul letto. Lei non era mica tanto felice. Ma io avevo fame e lei doveva andare a lavoro. Invece mi rimproverava sempre che era troppo presto. Valli a capire questi umani, invece di ringraziare. Le davo il tempo necessario per prepararsi e per pensare anche a me. Invece si svegliava sbuffando. Ogni volta che tornava da lavoro era una festa. Le giravo attorno ai piedi. E lei sorrideva. Era felice così mi riempiva la ciotola di pellett.. Ma me lo guadagnavo eh! E poi doppia razione di coccole. Che bellezza. All’inizio era festa tutti i giorni. Stavamo sempre sempre insieme quando era a casa. Poi sono cresciuta. Non lo so cosa è successo. Ma ha smesso. Ha smesso di guardarmi. Ha smesso di darmi attenzioni. Ha smesso di sorridere. Se le giravo attorno mi spostava con il piede. Nemmeno più conny mi chiamava. Non mi chiamava. Io però aspettavo. Aveva avuto tanti momenti tristi. E pensavo fosse un momento triste. Allora saltavo sul letto per farle compagnia. Ma non voleva più. Così sono rimasta in un angolo. E ho aspettato. Poi un giorno mi ha messo in una scatola rigida scura. Quella che usavamo per andare da quell’ omino brutto che mi fa le siringhe.. Quello che lei chiama veterinario. Mi ha portato a casa di una persona. Ci sono tanti altri conigli in altri recinti qui. E se ne è andata. Io l’ho aspettata tanto. Tanto tempo. La aspetto ancora. Forse è andata a lavoro e questa giornata è interminabile. Deve lavorare tanto. Forse è tanto stanca. Ma non é più tornata. Io non so quanto tempo é passato però vedo gli altri coniglietti attorno a me che vanno e vengono. Alcuni se ne vanno per sempre. Non so dove. Io resto qua. Non mi faccio mica avvicinare dagli altri eh.. Mi manca troppo la mia padrona. Se poi torna e mi trova felice e contenta va a finire che dal lavoro non torna mica più. Aspetto. Ma sono tanto stanca di aspettare. Ogni giorno é uguale all’altro. Ogni giorno é vuoto. Ogni giorno é triste. Mi sento sola. Ho paura che non torna mica più la mia padrona. Ma cosa ho fatto? Se non torna ho fatto qualcosa. Ma cosa? Dove ho sbagliato?! Non lo faccio più. Non ti sveglio giuro. Non ti giro attorno se non ti va. Del pellett non mi frega. Però torna da me.. Non mi lasciare sola. Ti aspetto.. Tu però finisci di lavorare presto e vieni subito da me, perché mi sento tanto stanca e sola…”

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International Rabbit Day 2019

Creare una relazione vuol dire costruire una connessione con chi ci sta di fronte. Ma spesso non è affatto semplice, soprattutto quando il linguaggio non è lo stesso. Quante volte abbiamo lamentato atteggiamenti per noi incomprensibili del nostro amico a quattro zampe? O abbiamo associato un tale atteggiamento ad una forma di dispetto o addirittura abitudine sbagliata? Imparare a relazionarsi con il prossimo è già di per sé difficile perché la comunicazione, che dovrebbe essere uno strumento, viene adoperata nel mondo errato. Quando poi, il soggetto con il quale dobbiamo relazionarci ha un linguaggio opposto al nostro, tutto diventa ancora più complicato.

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Questo è uno dei temi trattati durante l’evento organizzato dall’Associazione Amiconiglio Onlus presso casali di casa calda grazie all’associazione volo d’ape a Roma, in occasione dell’international rabbit day. Tematica trattata in modo divertente e coinvolgente dalla Dottoressa Emanuela Rossi, che attraverso video amatoriali ha dimostrato quanto il coniglio in realtà comunichi, con il proprio linguaggio, le proprie esigenze, i propri bisogni, ed anche le proprie emozioni. Durante l’evento è stato possibile apprendere come costruire giochi divertenti per i nostri conigli. E, grazie all’intervento della Dottoressa Giulia Buttarelli, è stato possibile comprendere il significato ed il ruolo della parola etologo, ed etologia, una disciplina indispensabile per la comprensione di quel mondo per noi ancora tanto incomprensibile quanto affascinante, che è quello dei conigli, perché è solamente studiando le abitudini e i costumi degli stessi che ci è possibile comprenderne la vera natura.

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Una giornata interamente dedicata al coniglio, e a tutti coloro che hanno deciso di aprire le porte delle proprie case oltre che del proprio cuore ai conigli,e che ha visto la partecipazione di molte associazioni che dedicano anima e corpo alla vita degli animali, come Un tesoro di cane, Gatti non parole, Acchiappa il coniglio, Mondo carota, nonchè di Batuffolo shop, Decama, guardie zoofile Noa, veterinari esperti in esotici.

ùUn evento fondamentale per ricordare a tutti noi quanto possa essere importante adottare e trovare posto nelle proprie case per quei piccolini (che a volte tanto piccoli non sono) con i quali la vita ha deciso di accanirsi. Gli ospiti speciali di questo evento, però, oltre ad essere i conigli tutti, sono proprio loro, quelli che cercano casa. Alcuni ormai da tempo, altri da pochissimo. Come Salvina e Maya, sequestrate alcuni mesi fa perché oggetto di giochi di scommesse in una festa parrocchiale, che hanno conosciuto la paura e la cattiveria umana sin da subito, Nuvola e Mimì, profondamente toccate dalla separazione dalla loro precedente padrona ormai in cerca di casa da tanto, Trudy che negli ultimi mesi ha dovuto dire addio prima alla sua padrona, poi al suo compagno di vita, ed è rimasta tutta sola nell ‘attesa che qualcuno finalmente si accorga di lei o

I più recenti come Leon, ritrovato in condizioni pessime, ma che ha tanto lottato e ora alla ricerca di una casa, o Ciccino, arrivato proprio all’ evento, 11 anni di coniglietto, ceduto, ormai in vecchiaia. Sono loro i protagonisti di questi eventi. Ed è a loro che dobbiamo concedere una speranza. Almeno una possibilità di conoscere l’amore, quello che ci donano, ognuno a proprio modo, ogni giorno della loro vita.

AAA conigli cedesi, regalasi, svendesi….insomma fate come volete, ma per loro qui non c’è più posto

L’empatia è definibile come la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di assumere il suo punto di vista per comprendere cosa egli provi in uno specifico momento e, quindi, cercare di capire anche quali siano le motivazioni di alcune sue scelte.

Fin qui diciamo che il discorso fila, anzi non fa una piega e sembra anche un concetto molto semplice da mettere in pratica. Iniziano, però, a crearsi delle piccole increspature, che con il tempo diventano poi delle onde insormontabili, nel momento in cui si deve affrontare uno dei momenti più difficili della giornata di un volontario: l’apertura quotidiana della mail e la lettura delle sempre più numerose proposte di cessione, che quotidianamente arrivano.

E qui la situazione inizia davvero ad oscillare, facendoci sobbalzare tra stati di rabbia omicida e di puro sgomento, fino a vere e proprie manifestazioni isteriche, dettate dall’assurdità dei messaggi, che siamo costretti a leggere, e dal senso di frustrazione e di impotenza, che sempre più spesso ci pervade: “Cedo il mio coniglio perché cambio casa e nella nuova non c’è spazio anche per lui!”. Scusa? Ma di che spazio stiamo parlando? Un coniglio deve stare libero in casa, quindi calpesta il tuo stesso pavimento e come hai spazio per te, lo devi necessariamente avere anche per lui, è una questione di fisica e non un gioco di magia o di incastri.

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Devo lasciare il mio coniglio perché lavoro e non me ne posso occupare!” Credo che tutti lavoriamo – pensa che noi facciamo anche volontariato! -, ma troviamo tempo anche per altro, se no saremmo una società di automi alienati no? E poi lavori da oggi forse? No spesso da tempo, solo che improvvisamente non si ha più tempo…

Ma andiamo avanti ancora: “Vi chiedo di prendervi il mio coniglio perché sono diventata allergica!” e questa è la scusa più gettonata, ci tengo molto a dirlo per tutti coloro che non sono addetti ai lavori, ebbene sappiate che le allergie ai conigli, ai cani, ai gatti, ma anche alle tartarughe o ai pesci rossi sono all’ordine del giorno! A chi lo dici che sei allergica, pensa che io stessa sono allergica anche al fieno e come me diversi altri volontari lo sono, ma riusciamo a sopravvivere malgrado tutto e poi te ne accorgi dopo magari quattro o cinque anni, che vivi con lui?

Diciamo che potrei andare avanti per pagine e pagine, ma credo che un’idea della situazione ce la siamo fatta tutti quanti no?

E da qui poi la rabbia sale quando, nella seconda parte della mail, si passa alla descrizione del proprio animale – ossia lo stesso che si sta in qualche modo abbandonando – e se ne fauna descrizione intrisa di elementi di pietismo, frammisti a lodi ed esaltazione della bellezza e della bontà del soggetto, quasi fosse uno spot pubblicitario creato appunto per indurre il consumatore (che sarebbe sempre lo sventurato volontario) all’acquisto della merce (che poi altri non è che l’altrettanto sfigato coniglio).

E’, ormai, una guerra quotidiana: volontariato contro il resto del mondo incosciente, che non ha ancora imparato che un animale è un essere senziente e come tale va trattato e rispettato. E, per quanti conigli riusciamo a sistemare, ebbene altrettanti, ma direi molti di più, ce ne segnalano.

Ora vorrei solo invitare ad una riflessione tutti quelli che si siedono davanti alla tastiera e con infinita leggerezza ci scrivono che vogliono dar via quel piccolo amico a quattro zampe, che, ignaro di tutto, magari nel frattempo sta giocando vicino alle loro gambe e li sta guardando, incuriosito e in attesa di coccole. La mia domanda è: ma presa una decisione del genere, poi come fate a dormire tranquilli la notte? Avete una minima idea del trauma, al quale state sottoponendo il vostro coniglio, nel momento in cui lo sfrattate dalla sua casa per affidarlo a degli estranei? Vi siete mai fermati a riflettere, almeno per un secondo, rispetto a quanta sofferenza prova un animale, quando improvvisamente viene sradicato da dove sta e deve ricominciare necessariamente tutto dal principio in un nuovo ambiente? Nuovi odori, nuovi rumori, nuovi compagni di viaggio, nuovo tutto e per una preda tutto ciò è fonte di stress inesauribile.

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Noi ce lo chiediamo ogni giorno, ci poniamo mille domande, soprattutto quando ci troviamo di fronte a quei trasportini, affidatici con tanta leggerezza, all’interno dei quali scorgiamo due occhi terrorizzati, che non sanno ancora che cosa sta succedendo.

Quindi noi lo sappiamo bene cosa succede e ce lo continuiamo a ricordare ogni giorno quando, chiusa finalmente quella maledetta mail, passiamo poi a dar da mangiare o a dispensare coccole a quegli stessi animali, che solo poco prima una casa loro l’avevano e che, invece, ora sono dei clochard.

Clochard in casa nostra o anche nei nostri negozi (eh si ci sono anche volontari che mettono disposizione il proprio posto di lavoro pur di accogliere un animale ceduto), quindi amati e curati, ma comunque senza più la loro vecchia famiglia e i loro punti di riferimento.

E così, ogni volta, ricominciamo a scrivere in qualche modo la storia di ognuno di loro: nuova adozione, inserimento, spostamenti vari…insomma un processo lungo ed articolato, che richiede tempo ed energia costante (tralascio la parte delle risorse economiche, per non aprire un altro baratro, da cui poi sarebbe difficile risalire, anche perché, il più delle volte, gli animali ceduti non sono né sterilizzati, né vaccinati!).

Eppure, malgrado questo bollettino di guerra, il volontario non molla, continua ad illudersi che un mondo migliore sia possibile e, quindi, rimane fermo là tra computer, recuperi e giri vari per far sì che queste piccole creature possano trovare un po’ di pace e di serenità.

Spesso, leggendo i messaggi della nostra chat whatsapp, penso che siamo come tante formichine impazzite ed organizzate al tempo stesso: corriamo, trasportiamo macigni anche essendo minuscoli, non ci fermiamo di giorno e di notte, ma alla fine qualche successo a casa lo portiamo.

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In definitiva quindi dire che una vita non si compra (tra l’altro va anche detto che molti di questi animali ceduti vengono da allevamenti, quindi si è anche sostenuto un costo – e che costo! – per averli) è riduttivo, ma dire che non si abbandona è doveroso ed eticamente corretto.

Non me ne abbia a male chi per motivi davvero gravi è stato costretto a separarsi del proprio coniglio; queste poche righe non intendono in alcun modo essere un giudizio, ma, bensì, una semplice riflessione ad alta voce, che volevo condividere con tutti i volontari. E, poi, come si dice? Ognuno risponde alla propria coscienza e ognuno poi attenderà quel che è il proprio karma.

Alla fine di ogni giornata, comunque, in genere qualche coniglio lo abbiamo sistemato, ma il domani è sempre in agguato e la mail sta là, pronta con nuove segnalazioni. Sarebbe bello ogni tanto anche essere invasi da richieste di adozioni, tutte pronte là, con la stessa identica energia delle cessioni, anche adozioni a distanza non importa…Sogni, sogni, ma mentre andiamo a dormire e come ultima cosa facciamo una carezza ad uno dei tanti conigli recuperati e lo guardiamo negli occhi, ci diciamo: “Che male c’è? I sogni non costano nulla ed aiutano a vivere meglio! Dormi piccolino che ormai sei al sicuro….Buonanotte!”.

RICORDIAMO A TUTTI CHE I CONIGLIETTI QUI IN FOTO CERCANO CASA

La mia prima esperienza come stallante AmiConiglio

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24 Aprile 2019. “Abbiamo un’emergenza, due coniglietti a Napoli necessitano urgentemente di sistemazione momentanea”. Panico ed impotenza. È questo ciò che si prova quando un coniglio, dell’associazione o non, ha bisogno del nostro aiuto, ma noi, con i pochi mezzi, e le poche risorse che abbiamo, ci serviamo della collaborazione e dell’Amore di questa grande famiglia formata da volontari uniti da un unico scopo, salvare chi ha bisogno. Non potevo restare nuovamente immobile e impotente. Erano tutti disperati e preoccupati da Roma. Il tempo era poco e bisognava agire immediatamente, dovevo trovare uno spazio anche dove uno spazio non c’era. Giornata sbagliata quella in cui era successo, i dolori fisici mi sovrastavano da giorni, ma non abbastanza per impedirmi di agire. E così mi sono inventata uno spazio dove spazio non c’era e un tempo dove tempo non c’era. Dopo lavoro ho fatto una piccola tappa per procurarmi del cibo per loro e con un piccolo aiuto esterno ho allestito e risistemato quella che sarebbe diventata la loro casa per un po’. Stremata e affamata ho poi aspettato che arrivassero. Erano proprio belli come me li immaginavo, Marx e Trudy. Più grandi di quanto mi aspettassi. E la loro ormai ex padrona mi aveva portato tutte le loro cianfrusaglie. Ne erano tantissime. Probabilmente non sarei mai riuscita a dargli così tanto, ma gli avrei dato tanto amore se me ne avessero dato modo, in cuor mio pensavo questo. Marx era arrabbiatissimo. Sembrava una furia negli scatti. Batteva le zampe e non si lasciava avvicinare in alcun modo. Neppure quando ero io ad aspettarlo, completamente stesa per terra e ricoperta di pellett, il loro cibo preferito. Trudy invece era una curiosona, si avvicinava con movenze più delicate, poi si allontanava e si riavvicinava. La sveglia, già all’alba, ormai si era anticipata di un’ora per poter provvedere a loro. Il pensiero che mi accompagnava durante tutta la giornata lavorativa era quello di potermi chiudere in stanza con loro e ricoprirli di coccole. E nei primi tempi era così. Andavo a lavoro con quella sensazione come quando sei bambino e finiscono le feste di Natale e ritorni a scuola. I primi giorni torni a casa con una velocità ed una voglia mai viste, c’è il gioco della befana che ti aspetta. No, loro non erano un gioco. Non erano un momento. E non c’entrano i bambini. Erano molto di più. Erano l’emozione di sapere che c’è qualcuno a casa che ti aspetta, qualcuno che più degli altri in questo momento particolare ha bisogno di te. Ed era proprio il momento particolare che io percepivo.

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In quell’atteggiamento scontroso di Marx nello sbattere le zampe con Veemenza, leggevo la sofferenza di chi non avrebbe mai voluto separarsi dal proprio padrone. Qualche giorno dopo, ha smesso. Si è avvicinato. Mi ha studiata. Ed ha capito. Non gli avrei fatto del male. Lo stavo accogliendo, gli stavo chiedendo di accogliermi nel suo cuore. Per chi non lo conoscesse Marx era scontroso e una furia. Marx era il mio prediletto. Esagitato e dominante, quando si calmava aspettava che lo accarezzassi e restava impassibile per ore, senza mai stancarsi. Trudy nei primi tempi rimaneva a farsi coccolare per un tempo non definibile. Poi, nonostante fosse mansueta e capace di farsi fare di tutto sia da Marx che da qualunque altra persona, si è fatta conoscere per il suo carattere “coccole?! No grazie, vado da Marx!”. Pesavo la quantità di cibo giusto, catturavo ogni momento passato insieme e li studiavo per capire se stessero bene, sia per la salute, sia se la loro sistemazione fosse troppo calda o troppo fredda o addirittura poco sicura. Una mattina poi, Trudy non è stata bene. Il terrore, la corsa, la fermezza nel non abbattersi. E poi la rassicurazione e la determinazione nel curarla. Ma ancora i dubbi sulla sua salute, e il voler intervenire con ulteriori indagini, solo perché sentivo fosse necessario. Ma Marx e Trudy erano solo di passaggio ed io non ho mai amato gli addii. L’addio di chi mi ha insegnato che ci si può amare anche se si è molto differenti, accettandosi. L’addio di chi mi ha insegnato che un coniglio non parla, ma manifesta il dolore per la separazione da chi li ha accolti per molto tempo in modo differente, magari diventando un po’ scontroso come Marx, o ammalandosi come Trudy. L’addio di chi mi ha permesso di comprendere silenzi e comportamenti differenti ed apprezzarli ogni giorno di più. L’addio di chi mi ha insegnato che sentirsi amati è fantastico, ma amare lo è molto di più. Sabato 1 Giugno. Ormai è tutto pronto. Anche loro. Andiamo a Roma, da chi li ospiterà per un po’ più di tempo. Sperando che non sia interminabile. Hanno bisogno di una famiglia che li ami. Mi fermo un attimo. Ma non sento di essermi fermata io. Sembra che sia il mondo attorno a me ad essersi fermato per qualche istante. Un istante che poi diventa improvvisamente interminabile. La sconfitta. La sconfitta per non aver avuto gli spazi, il tempo e le situazioni necessarie per tenerli con me, o almeno tenerli un po’ più a lungo.

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Separarmi da loro sapendo che non hanno trovato una casa, ma l’ennesima situazione momentanea. E tu Marx, proprio tu che di case ne hai cambiate almeno quattro ormai. Tra poco saranno cinque. Cosa hai fatto per meritarlo? Non meriti forse l’amore che meriterebbe qualunque altro coniglio? Ed è con le lacrime agli occhi, il cuore in gola e lo stomaco sottosopra che scrivo. Scrive chi una sconfitta l’ha subita perché non ha potuto tenere con sé quei due piccoli solo in cerca d’amore. Scrive chi non riesce ad accettare l’idea che un povero animale debba vivere la propria esistenza aspettando che qualcuno resti con lui fino alla fine dei suoi giorni. Scrive chi si augura che possano trovare tutto l’amore che meritano di avere. Ho sempre desiderato stallare. Ho sempre pensato che fosse utile e che mi avrebbe fatto piacere accogliere una nuova vita in casa, anche se non definitivamente. Non immaginavo però che fosse così devastante la separazione. Scrivo e scrivo per tutti coloro che hanno dovuto separarsi dai propri stalli. Scrivo per chi ha deciso di adottare il proprio stallo. Per chi invece lo ha perso per la malattia. Per chi gli ha dato la possibilità di trovare una famiglia. Oggi mi sento sconfitta perché non ho avuto la possibilità di dire che hanno trovato una famiglia, ma so di aver comunque vinto perché ho vissuto la mia prima intensa e fantastica esperienza, come stallante. Ho vinto perché li ho conosciuti. Ho vinto perché oggi so quanto fantastici siete voi che stallate ogni giorno.

I conigli che vedete in foto aspettano di essere adottati. Se siete interessati contattateci.

Cantaniglio. Serata a favore del’associazione amiCOniglio onlus

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Anche quest’anno vogliamo festeggiare con voi la festa di San Patrizio, quindi per aspettare la mezzanotte tutti insieme abbiamo organizzato una serata speciale, da condividere in amicizia e solidarietà: il Cantaniglio.

Il nome la dice già lunga, ma vediamo nello specifico cosa ci attende. Intanto sarà l’occasione giusta per cenare insieme, gustando ottima birra artigianale e degustando un fantastico menù vegano, che ci aiuta a rimanere in linea con i nostri principi di rispetto e di solidarietà.

Ma non basta. Sarà soprattutto il pretesto buono per cantare tutti insieme, divertendoci e facendo si che il divertimento sia anche scusa per aiutare tantissimi conigli in difficoltà.

Il recupero dei trenta ed oltre conigli di Ostia è una vicenda, che ben conosce chi ci segue e che davvero negli ultimi tempi ci ha impegnati su tantissimi fronti, non ultimo quello economico. A questa si aggiungono, poi, le richieste quotidiane di cessioni e di interventi a seguito di abbandoni e maltrattamenti di conigli e cavie, che cercano nuove famiglie.

Cerchiamo sempre di non dire di no, di esserci, di consentire a queste piccole crreature di vivere una vita felice, ma per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi e, quindi, quale miglior occasione di una cena?

Perciò mettete in agenda la data del 16 marzo, ore 20.30 presso “Vivai Le Mura”, in Via di San Balbina, 10.

Il costo della cena, compresa prima birra e karaoke, è di € 15,00 per gli adulti e di € 8,00 per i bambini.

Ricordatevi che, per motivi organizzativi, la prenotazione è obbligatoria; basta solo inviare una mail all’indirizzo: eventi@amiconiglio.it.

Vi aspettiamo numerosi…ricordatevi sempre che sono le piccole azioni a fare la differenza e quest è sicuramente una di quelle possibili.

 

L'associazione Amiconiglio onlus si occupa del recupero, della cura e della promozione dell'adozione di conigli, cavie, criceti, gerbilli

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